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Bob Dylan, concerto al Filaforum, Milano, 2 novembre 2003
Bob Dylan a Milano: l’attesa di un mito
Un personaggio come Bob Dylan, che sta alla musica rock almeno quanto Dante Alighieri sta alla letteratura italiana, non può non essere avvicinato almeno una volta nella vita. Ed è per questo che non mi sono lasciato perdere l’occasione di vederlo, sentirlo e gustarmelo, preparandomi con un entusiasmo che conta davvero pochi eguali.
Premiati dopo un’attesa estenuante durata più di due ore per poter ottenere un buon posto, che in effetti si rivelerà tale essendo la distanza tra me e il palco di davvero pochi metri, i fans e tutto il Filaforum fremono all’inverosimile nell’attesa di vedere un idolo per almeno tre o quattro generazioni. Alle 21, si abbassano le luci, una voce preregistrata annuncia alla platea l’ingresso della star accompagnata dalla sua band. Il boato accoglie le note dello scatenato rock-blues di “To Be Alone With You”, brano con cui Bob apre quasi tutti i concerti di questa sua tournèe europea.
Ci vuol poco per far entrare l’adrenalina in corpo ai presenti per poi scuoterla nel brivido della struggente “It’s All Over Now Baby Blue”. Bob, al contrario di quanto ci si può aspettare non è al centro del palco con la sua chitarra ma bensì spostato di lato, di profilo rispetto al pubblico, dove pesta come una matto la tastiera del suo piano elettrico restando però in piedi per tutto lo spettacolo. Se c’è una cosa di cui si può dubitare andando a vedere Dylan nel 2003 è il fatto di non poter assistere ad una gran prova canora. Ma nonostante l’inevitabile raucedine che caratterizza la voce di Bob ormai da diversi anni non si può che rimanere impressionati dalla comunque grande maestria del menestrello nel modulare i toni e riuscire ancora a colpire dritto al cuore.
Una band impeccabile e setlist sorprendente
Se un mio primo dubbio viene presto fugato, non tarda nemmeno ad esserlo il mio secondo che riguarda la band che sostiene il nostro. Sia la sezione ritmica potente e precisa (formata dallo storico Tony Garnier al basso e George Receli alla batteria), che il duo chitarristico formato da Freddie Koella e Larry Campbell (dal look vagamente zappiano) forniscono un supporto ergregio a Bob che si “limita” al ruolo di direttore d’orchestra. E’ sotto gli occhi di tutti la maestria della band nei riarrangiamenti che spesso rendono irriconoscibili i pezzi e li caricano di energia trascinante, come non potrebbero avere su disco.
E’ nota l’imprevedibilità di Dylan nella scelta delle scalette da una sera all’altra; e anche a Milano, pur mantenendo parecchi standard, offre varie modifiche al set della sera precedente a Roma, proponendo un’incredibile versione acustica al piano e chitarre dell’immortale “Desolation Row” a cui sorridono e gioiscono sorpresi i fans. Per poi non parlare del tagliente blues di “Things Have Changed”, pezzo che ha fruttato a Dylan pure un Premio Oscar; Oscar che Bob ha ben pensato di portare con sè tenendolo appoggiato sul tavolino dietro il suo piano assieme alle mitiche armoniche a bocca. I saccheggi più ampi sono dal mitico album del ’65, quello della prima svolta elettrica, “Bringing It All Back Home”, ma pure dall’ultimo “Love and Theft”.
Il rock d’autore resta vivo
Proprio i pezzi tratti dal lavoro del 2001 sono quelli che sorprendono di più con una “Tweedle Dee & Tweedle Dum” che esalta la ritmica e potentissima batteria di Receli; una “Honest With Me” che parte si già ben ritmata ma finisce con un andazzo incredibilmente indiavolato; “Summer Days” vera estasi per la chitarra blues di Koella che sfodera una gran tecnica sotto quell’aspetto da omino qualunque in completo e cappello grigio. La resa live del disco in questione ha certamente appagato gli scettici (come il sottoscritto). Bellissime e struggenti anche le melodiche ballate di “Every Grain Of Sand” e “Lonsome Death Of Hattie Carroll”; devastante “Dignity” col sovrapporsi di assoli dei chitarristi.
Si chiude con i bis, rodati durante tutta la tournée “Cat’s In The Well”, “Like A Rolling Stone” (cantata a squarciagola da tutto il pubblico presente) e “All Along The Watchtower” a ribadire che il rock d’autore è vivo e vegeto, soprattutto quando ad interpretarlo è il suo padre fondatore. In conclusione da segnalare il divertimento di Dylan (che durante una canzone abbozza pure una risata) e della band, e quella finta noncuranza che Bob sembra avere per il suo pubblico, che degna di appena qualche sguardo. Solo alla fine non può sottrarsi all’ovazione che lo chiama a spostarsi al centro del palco con quel suo passo incerto da cowboy, per ricevere un lunghissimo e meritato applauso.
Scaletta
1.To Be Alone With You
2.It’s All Over Now, Baby Blue (acoustic)
3.Cry A While
4.Desolation Row (acoustic)
5.It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding) (acoustic)
6.Boots Of Spanish Leather (acoustic)
7.Things Have Changed
8.Dignity
9.The Lonesome Death Of Hattie Carroll (acoustic)
10.Tweedle Dee & Tweedle Dum
11.Mr. Tambourine Man (acoustic)
12.Honest With Me
13.Every Grain Of Sand
14.Summer Days
(encore)
15.Cat’s In The Well
16.Like A Rolling Stone
17.All Along The Watchtower

