ED HARCOURT, Here Be Monsters (Heavenly, 2001)

I sei brani contenuti nel mini CD di esordio (“Maplewood”) avevano scosso non poco una buona parte della critica musicale, sempre impegnata nella ricerca della Next Big Thing. Il suono quasi amatoriale di quelle tracce non impediva loro di brillare di luce propria, anzi, in qualche modo questa rugginosità forniva ancora più fascino al contesto. “Here Be Monsters” è l’attesa prima prova sulla lunga distanza e diciamo subito che in vari momenti si grida al capolavoro.

Dalle prime note della bellissima apertura di “Something In My Eye” balza all’orecchio una maggiore classicità dell’impianto sonoro, unita ad una più evidente pulizia di registrazione. Rimane sempre, rafforzandosi, quella piacevole sensazione all’inizio di ogni traccia, la sensazione di stare per ascoltare una grande canzone e la conferma, nota dopo nota, non fa che ben disporci per la traccia successiva. Harcourt è indubbiamente un giovane compositore che rischia di avere una grandiosa carriera davanti a sé. Le sue capacità di giocare con la melodia sono sovente stupefacenti e, caso alquanto raro, le inevitabili influenze (i grandi cantautori americani ed inglesi, Radiohead qua e là, Bacharach, il cool jazz anni ’80, il pop inglese nelle sue espressioni dolceamare) si solidificano in un impianto artistico eccezionalmente originale e riconoscibile, dove la voce espressiva e tendente spesso al falsetto di Ed non fa che conferire all’insieme una spiccata unicità.

Le canzoni sono stupende, con due piccoli cedimenti nelle un po’ troppo easy listening “Birds Fly Backwards” e “Shanghai” – che fa ricordare addirittura Nik Kershaw!… Le prime otto tracce sono altrettante perle, con le già conosciute “Hanging With the Wrong Crowd” e “Apple Of My Eye” restylizzate e sempre irresistibili, il binomio magicamente rarefatto di “Beneath the Heart Of Darkness” e “Wind Through the Trees”, con pochi accenni di pianoforte e moltissimi turbamenti emotivi.

E insomma, come si fa a resistere a timide maestosità, ad accordi semplicemente perfetti come si trovano solo in “Apple Of My Eye” e nella magica “She Fell Into My Arms”? Abbandoniamoci dunque al piacere di questo giovane creatore di musica, giovane di età, straordinariamente maturo nella sua arte.

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