DIVINE COMEDY, Regeneration (EMI Parlophone, 2001)

Il titolo pare proprio descrivere l’ennesima mutazione in quella vicenda appassionante che è la storia artistica di Neil Hannon, leader carismatico dei Divine Comedy. Già dalla copertina (per altro bellissima e concepita da Claire Burbridge, moglie del pianista ed arrangiatore Joby Talbot) si comprende che molte cose sono cambiate dall’ultimo “Fin de siècle” ad oggi. A parte il lontano ed abiurato “Fanfare for the Comic Muse”, ogni cover dei Divine Comedy presentava un primo piano di Hannon, con gli immancabili occhiali scuri e vestito di tutto punto come un perfetto dandy. Ora invece scopriamo un Neil più sportivo, il retro copertina ce lo mostra very casual, coi capelli alla Liam Gallagher e l’intero gruppo di sei elementi che lo circonda. Forse lo smisurato egocentrismo di questo nobile figlio di Londonderry si sta un po’ stemperando in una sopraggiunta maturità e serenità nel privato (vedi matrimonio). Addirittura, Hannon ci dona un’abbondante dose di questo suo volersi bene nella positività radiosa degli ultimi versi dell’album: “Look again in the mirror and see exactly how perfect you are”. Per non parlare dell’ottimismo ad oltranza del singolo, “Love What You Do”.
Le canzoni, appunto. Ed anche qui, la “rigenerazione”, che sta nel cambiamento di etichetta (dalla piccola e meritevole Setanta alla gloriosa e potente EMI Parlophone) e nella produzione ricercatissima di quel mago di Nigel Godrich, santo protettore di Radiohead, Travis e del grandioso Beck di “Mutations”. L’ammirazione di Hannon per i lavori dei Radiohead è nota, ed epica è stata la corte di Neil per ottenere i preziosi servigi di Nigel, impegnato per lungo tempo nelle snervanti sessions di “Kid A”.

Ebbene, perseverare è servito, perché “Regeneration”, diciamolo finalmente, è un disco eccezionale. L’espressività apocalittica e magniloquente tipica di Hannon si è come asciugata, la scrittura dei pezzi (che rimane complessa ed originalissima) si è confrontata con un lavoro portato avanti per sottrazione. Il risultato ci pare stupefacente, anche se leggermente spiazzante soprattutto per i vecchi fans. Tanto per semplificare, “Regeneration” suona come la continuazione melodica di “OK Computer”, come se il gruppo di Thom Yorke, nel suo bivio artistico, avesse preso la strada della ballata, della perfezione stilistico-formale, pur non rinunciando ai contenuti. “Regeneration”, per non fraintendere, non è un album di una band di cloni del gruppo di Oxford, tutt’altro. Qui ci troviamo davanti ad un genio (Hannon) estremamente duttile e spiazzante, che attraverso diverse influenze elabora capolavori sempre originali e pregnanti.

Fra le undici tracce di “Regeneration” si farebbe forse prima a sottolineare l’unico episodio al di sotto dello standard, la ripetitiva ed un po’ noiosa “Eye of the Needle”. Il resto è pura meraviglia, partendo da “Perfect Lovesong” (a perfect popsong…), continuando con l’asciutta, tesa ed abrasiva “Note to Self”, soffermandoci sul bellissimo singolo “Love What You Do” e facendosi totalmente conquistare da due gemme assolute come “Mastermind” (Ray Davies e Thom Yorke prendono un caffè con David Bowie) e la conclusiva “The Beauty Regime”, capolavoro di raro lirismo.

Fate un centimetro e mezzo di posto nei vostri scaffali. E’ solo una piccola breccia, che però potrebbe arrivare ai vostri cuori.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.