BECK, Midnite Vultures (Geffen, 1999)

Un genio! A questo punto delle nostre vite (citazione da qualche film di un certo spessore intellettuale…) non possiamo non ammettere la superiorità di Mr.Beck Hansen rispetto alle nostre esistenze. Egli può tutto, potrebbe perfino convincere il presidente della Coca Cola a pubblicizzare la Pepsi. La straordinaria abilità del Nostro ad immergersi nei più disparati generi, facendoli immediatamente suoi, è quasi sovrumana. Forse è davvero un androide, programmato da una misteriosa entità molto informata sulle nostre gioie e sulle nostre miserie. Dopo le prelibatezze acid folk distribuite nel precedente “Mutations”, Beck si diverte a spiazzarci per l’ennesima volta. “Midnite Vultures” è un incredibile condensato di electronic soul, pieno di suoni, voci, cori, urla, falsetti, è l’album che Prince avrebbe voluto fare da sempre (e che a questo bianchissimo e biondissimo personaggio riesce al primo colpo!), è la prosecuzione di uno strambo discorso cominciato da Frank Zappa, è la musica nuova, la nuova gallina che si spera dia uova d’oro (o almeno placcate).
Il mio timore è che lui non sia veramente di questo mondo, quindi senza possibilità di “stallonaggio”; eppure è da Beck che la scena musicale deve ripartire, quindi bravi imitatori di tutto il mondo, unitevi! Naturalmente, non pensate che stia a segnalarvi qualche pezzo in particolare; ognuno di essi è come un romanzo che racconta del nostro passato e di come il futuro, un futuro illuminato, debba sempre mordergli la coda.

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