• JOHN CALE, Paris 1919 (Reprise, 1973)

    Sotto il nome Velvet Underground agirono, sicuramente, menti geniali, capaci di dimostrare la loro grandezza anche alla fine dell’esperienza comune. Se il lavoro solista di Lou Reed è arcinoto e acclamato un po’ ovunque (e album come “Transformer”, “Rock’n’roll Animal” e “New York” meritano in pieno questo plauso) e Nico sta vivendo una doverosa riscoperta…

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  • SUICIDE, Suicide (Red Star, 1977)

    L’esordio omonimo dei Suicide è forse, a tutt’oggi, il più sferzante pugno allo stomaco che la storia della musica ricordi. L’elettrizzante attacco di “Ghost Rider” ne esemplifica tutta la grandezza, un rockabilly elettronico ed estenuante cantato da un Elvis Presley spettrale, voce del passato che arriva a percuotere selvaggiamente il presente cercando di aprire gli…

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  • 90 DAY MEN, To Everybody (Southern Records, 2002)

    90 DAY MEN, To Everybody (Southern Records, 2002)

    Non paghi di aver, in parte, ridefinito i canoni del post-punk di Chicago con lo splendido “[It (Is) It] Critical Band”, il quartetto di S. Louis dimostra d’avere ancora tanto da dire, dando alle stampe uno dei dischi più interessanti del 2002. “Critical Band” era un lavoro incentrato sulla potenza della chitarra angolare di Brian…

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  • LOU REED, The Raven (Warner Bros, 2003)

    Opera ultima del rocker ex-Velvet Underground, “The Raven” è una lunga e pretenziosa reinvenzione rock della vita e delle opere del poeta Edgar Allan Poe. Il disco, composto da 21 pezzi, è molto eterogeneo sia a livello stilistico (rock duro, ballate, readings, vera novità saliente del lavoro, piccoli intermezzi) e si avvale di numerosissime collaborazioni…

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  • THE LIBERTINES, Up The Bracket (Rough Trade, 2002)

    Se “Up The Bracket” è stato uno dei debutti più chiacchierati dello scorso anno, lo si deve principalmente all’esuberanza con cui è stato suonato. I Libertines sembrano avere una marcia in più rispetto alla stragrande maggioranza dei gruppi inglesi di questi anni. Per confezionare questo loro esordio hanno convocato Mick Jones, uno che di suoni…

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  • NICO, Desertshore (Reprise, 1970)

    Nico è il nome d’arte dietro il quale si cela il volto di Christa Paffgen, tedesca di nascita, francese d’adozione (a Parigi fa la modella nei primi anni ’60) e improvvisamente catapultata in America alla corte del re dei sotterranei, Andy Warhol, che prima la erge a musa ispiratrice per le sue opere di cinema…

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  • THE FLAMING LIPS, The Day They Shot a Hole in the Jesus Egg (Restless Records, 2002)

    Sul finire degli anni ’80 Wayne Coyne e Micheal Ivins rimangono soli a portare avanti i Flaming Lips e il destino, sotto forma di una conversazione sulla musica di Neil Young, li fa incappare in Jonathan Donahue. L’uomo che qualche anno dopo fonderà i Mercury Rev, si unisce ai due e a Nathan Roberts completando…

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  • BRIAN ENO, Another Green World (Island, 1975)

    Brian Eno chi? In qualche modo il fatto di aver messo lo zampino nei progetti musicali più audacemente innovativi degli anni settanta ed ottanta (enigma U2 a parte) lo ha in effetti reso noto ai più maggiormente per l’attività di produttore e di inesauribile scopritore di talenti, col rischio, nella peggiore delle ipotesi, di passare…

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  • THE INCREDIBLE STRING BAND, The Hangman’s Beautiful Daughter (Elektra, 1968)

    Se si vuole ricercare il disco manifesto del breve e magico periodo del folk psichedelico britannico, non si può fare a meno di imbattersi in questo duo geniale. Dietro il nome Incredible String Band si muovevano infatti le personalità eccentriche e stralunate di Robin Williamson e Mike Heron – in principio la band era un…

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  • CARMEN CONSOLI, L’eccezione (Universal, 2002)

    Di fronte agli universali cori di lodi riservati al quinto disco in studio di Carmen Consoli, “L’eccezione”, si sarebbe quasi tentati di parlarne male, rispolverando un certo gusto da alternativo intransigente per lo sparare a zero su un’artista di successo; il problema è che, davanti a queste dodici canzoni, trovare un appiglio per qualche critica…

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