[ di Nicola Guerra ] Che cosa devono fare ancora i CUT per meritarsi quel posto d’onore nell’underground italico che oramai gli spetta di diritto?
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[ di Francesco Melis ] Di sicuro gli A Place to Bury Strangers non ricorderanno la data romana come una delle più fortunate, dato che hanno subito il furto dal loro furgone del laptop con le basi e vari effetti personali, ma gli astanti si ricorderanno invece dell’autentico muro sonoro fatto di batteria pulsante e…
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[ di Piero Merola ] Mentre gli Abe Vigoda ultimano il soundcheck, incontriamo i due buontemponi californiani con immancabile camiciona a quadri nel camerino al Covo tappezzato di poster autografati dalle band passate per lo storico club bolognese.
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[ di Max Cavassa ] In questa tournée Hannon lascia la magniloquenza in qualche soffitta e si offre a noi con un piano e una chitarra, che è come mettere le sue creature ai raggi X della semplicità e dell’umiltà, infarcendole con sublime leggerezza, ironia ed una certa beatitudine alcolica.
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[ di Giuseppe Franza ] Per il gruppo tedesco la serie “Strategies Against Architecture” si configura come periodica compilation d’inediti, b-sides, live versions e alternative versions. Siamo qui arrivati al quarto appuntamento, dedicato al periodo 2002-2010.
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[ di Simone Dotto ] Districarsi in una rassegna ampia come il Torino Film Festival impone la capacità di costruirsi un programma su misura. Da kalpuorzi ci siamo dati anche noi la nostra esclusiva e siamo andati a scandagliare i palinsesti, fiutando ovunque ci fosse ombra di musica, rock e affini.
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[ di Matteo Ghilardi ] Un disco diviso in due parti: una più meditativa, dal vago sentore retrò, e la seconda parte stonata, in cui i tre decidono di scaldare le valvole e di estrapolare pezzi post-punk violenti e deliranti. La riuscita è garantita.
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[ di Francesco Giordani, Federico Spadini, Enrico Zoi ] Un equilibrio ormai perfezionato tra la grezza indole southern e le grandi produzioni da stadio, il tutto (e sarà questo il vero miracolo?) sapientemente propinato da un gruppo di giovani virgulti ancora nel fiore dei loro verdi anni.
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[ di Lorenzo Centini ] I Lucertulas usano Shellac e Jesus Lizard come pezzi di meccanismi perfettamente oliati dalle dinamiche convulse, li rinnegano poi per perdersi in vortici espressionisti, giusto un secondo prima di riprendere le redini di un assalto ritmico costantemente in tiro. Incredibilmente preziosi.
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[ di Nicola Guerra e Matteo Ghilardi ] I fratelli Carney dalla Virginia sono l’antitesi della modernità, visivamente parlando, ma sono in grado attraverso la loro musica di affondare i denti nella sperimentazione più ardita, masticarne la carne e sputarla sotto forma di tradizione.
