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Chalk + Makeshift Art Bar, 14/04/2026, Santeria, Milano
In apertura della band fondata da Ross Cullen e Benedict Goddard ci sono gli ottimi e giovanissimi Makeshift Art Bar, anche loro da Belfast, che preparano il terreno con un set convincente e già sorprendentemente maturo.
I Chalk, con annesso un batterista, propongono una scaletta con molti brani dall’ultimo “Crystalpunk”, costruendo un percorso che alterna continuità e fratture. Brani come “Claw”, ipnotica e martellante, sembrano proseguire un discorso già avviato, mentre “Bliss”, con le sue chitarre più nette e quasi stranianti, segna uno stacco evidente, come se la band volesse mettere alla prova i propri stessi confini che con “Tongue” e “Pain” tengono sì alta la tensione ma portano lontano.
Sul piano puramente sonoro, i Chalk lavorano con una materia densa: effetti, suoni estremi, una voce chiara e potente che non si limita a stare sopra la musica ma si fonde con essa. Ridurli a questo sarebbe limitante.

La vera forza della band sta nel modo in cui abbatte la distanza con il pubblico. Scendono dal palco, si muovono tra le persone, urlano, si espongono fisicamente, cosa di cui sembrano avere bisogno: è un contatto diretto, quasi necessario. Quello che si crea è selvaggio e liberatorio: non sono qui per essere prevedibili ma per liberarci. I Chalk riescono a restituire un senso di urgenza in cui il pubblico si lascia trascinare, partecipando a quello che sembra fatto apposta per liberare tensioni e ansie.
Il finale è affidato a “Conditions”, che racchiude in sé tutte le potenzialità del loro percorso. È una traccia che guarda avanti, figlia di un suono che potrebbe portarli molto lontano, verso orizzonti che forse nemmeno loro hanno ancora del tutto immaginato. Se questo concerto è un’indicazione, i Chalk non sono solo una promessa: sono una realtà in piena evoluzione.

