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“Il territorio delle meduse” è il primo album della band triestina Katana Koala Kiwi in uscita su tutte le piattaforme digitali il 10 aprile su Dumba Dischi. Un lavoro denso e viscerale, dove luce e ombra si alternano e si fondono, creando spazio per riflessioni sull’animo umano e sul suo rapporto con la natura. Dal punto di vista sonoro, il disco riesce a mantenere la coerenza nel proprio racconto, senza però aver paura di sperimentare, cambiando pelle e influenze musicali che svariano allo shoegaze all’art rock, dal post rock a nenie liturgiche e ritmi tribali mutuati dalla musica popolare.
“In questo disco abbiamo riversato le nostre gioie, le nostre paure, le nostre fragilità e le nostre speranze. In un mondo che annaspa per restare a galla, è fondamentale non perdere nel fango la propria umanità. Dietro questi dieci brani si scorge la fotografia di cinque amici, cinque persone animate dalle stesse speranze e bruciate dalla stessa disillusione” scrive la band nel testo di presentazione.
Queste le 7 ispirazioni di “Il territorio delle meduse”.
1. Trieste e la sua provincia
Il disco è intriso di riferimenti a casa nostra, un territorio singolare in cui il mare incontra l’altipiano del carso, dove la natura riesce ancora ad essere simbiotica alla vita di tutti i giorni. Siamo sempre stati orgogliosi e attaccati alle nostre radici, ma il percorso recente di artisti come Daniela Pes, Massimo Silverio o, fuori dall’Italia, i Fontaines D.C., ci ha portati a riflettere su quanto radicato fosse il nostro rapporto a questa città che ci ha fatti sentire tanto diversi quanto parte di qualcosa di più grande. Proprio la scorsa settimana il golfo di Trieste è stato invaso dalle meduse.
2. “L’uccello che girava le viti del mondo” di Haruki Murakami
In particolare una riflessione di Kumiko su come siamo tutti abituati a pensare che il mondo sia solo ciò riusciamo a percepire con i nostri sensi, mentre in realtà questo sia solo una minima frazione del mondo reale. Allo stesso modo in cui in un rapporto tra due persone, per quanto intimo, non sarà mai possibile conoscersi reciprocamente fino in fondo. Allo stesso modo in cui, guardando la superficie del mare, pensiamo che quello sia il mare, quando in realtà esso è molto più oscuro, profondo e abitato da creature come le meduse. Da qui nasce l’idea del titolo dell’album e dell’omonima traccia al suo interno.
3. “I let it in and it took everything” dei Loathe
C’è qualcosa di superlativo nel penultimo LP della band di Liverpool. Alla ricerca di muri di suono sui quali sbattere la testa e di nuove ispirazioni shoegaze, siamo inciampati in un disco che unisce la cruda energia del metal alla cinematicità di tappeti sonori tipici del Post-rock. Risultato? Abbiamo acquistato una chitarra baritona.
4. ArcTanGent Festival 2024
14 agosto 2024, due ragazzi partono da Trieste alla volta di quattro giorni di festival che si riveleranno letteralmente devastanti, in tutti i sensi. Tra concerti a volumi spropositati come Explosions In The Sky, Mogwai e Show Me the Body (tra gli altri), lunghe conversazioni notturne e deliri febbrili, proprio in quei giorni nasceranno le prime idee che stanno alla base del concept dell’album e inizierà la ricerca delle sonorità con cui veicolarle.
5. La morte di Pan ed il dualismo tra uomo e natura
La morte di Pan simboleggia per Nietzsche l’ammutolimento della natura, dell’istinto e dello spirito dionisiaco che animava la Grecia antica. Oggi l’essere umano cerca di domare e plasmare la natura a proprio uso e consumo. Il paesaggio un tempo rigoglioso diventa lentamente freddo e austero. La terra che viene rimpiazzata dal cemento, e lo stesso cervello umano che viene sostituito con uno artificiale. La natura che inesorabilmente si riprende i propri spazi in maniera rampicante, infestante e rigogliosa. Queste sono delle forti immagini che ci hanno fatto riflettere e scrivere di un mondo che, come genere umano, stiamo lentamente consumando.
6. Jeff Buckley e il controllo della dinamica
C’è qualcosa di “hendrixiano” in Jeff Buckley. La magia del chitarrista di Seattle risiedeva anche nel saper sembrare sempre sul punto di esplodere e prendere fuoco, per poi confluire invece in calma e dolcezza. Una cosa simile si può dire per la voce di Buckley. A tratti dolce come il vento al mattino, a tratti maestosa e furiosa come il mare: non sai mai quando potrebbe rompersi con fragilità o spiccare il volo come Icaro. Allo stesso modo abbiamo cercato di rendere la dinamica di molti dei brani dell’album.
7. Il tempo passato assieme
Molto importante per la riuscita del disco è stato anche il tempo trascorso tra di noi. Nell’ultimo anno abbiamo visto (tra registrazioni, tour e prove) più gli altri membri della band che le nostre famiglie. Stare assieme, condividere i momenti difficili, le nostre gioie e le nostre passioni ci rende uniti e ci porta sulla stessa lunghezza d’onda. Ci aiuta anche nella composizione, portando alla luce temi che svisceriamo nei nostri brani. Spesso infatti nascono in maniera molto naturale: qualcuno solleva una questione o un problema e il discuterne risulta sempre essere una stimolante fonte di ispirazione.

