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Da Brighton a Bristol invadendo l’Europa
Ci siamo occupati dei Dreamwave in un recente #thanksforallthefish!, targato Paolo Bardelli. Viene quindi l’ora di approfondire e giudicare – in stile: fu vera gloria? – l’operato del quartetto, che all’EP del 2014 “Dreamwave and The Mindcave” ha appena dato un seguito in formato fisico con Drifter//Moondogs, dodici brani per l’unione di altri due EP, dove “Moondogs” uscito l’anno scorso sta sul lato A e flippando, si trova il recente “Drifter” (20 Marzo 2026).
Il cantante e chitarrista di Brighton Ben Symons fonda il gruppo nel 2018, con il compagno di università Grant “Cam” Organ al basso, Alex Andrews alla batteria e l’ultimo arrivo Hester Battin alle tastiere e ai cori. Dopo il trasferimento a Bristol iniziano a suonare dal vivo costantemente, richiamando l’attenzione di emittenti – BBC 6, Radio X – e festival come Glastonbury e il Left Of The Dial a Rotterdam. Un ottimo riscontro anche dalla stampa specializzata (“Their music echoes influences of bands like Thee Oh Sees, Allah-las, Black Angels, and Squid”, Post Punk Magazine) e così la via pare aperta a mille possibilità.
Bluesy e rumorosi, ma manca un pò di originalità
Detto che dalle statistiche – fonte setlist.fm – “Mindcave” è il brano a oggi più eseguito dal vivo, “Polystyrene Irene” non mancherà di rubargli il primato: un adrenalinico stomp-blues che fa pensare ai White Stripes in una versione full-band. O magari per le distorsioni ai Black Rebel Motorcycle Club/The Kills nel loro apice, fate voi. “Seeking To Remain” si orienta maggiormente sul garage-psych dei sixties con una colorata tastiera in evidenza.
Al centro di “Moondogs” “Wide Shooter” (che bellino il video!) e “Calling All The Time” pestano forte, con un’inflessione vocale di Symons a ricordare Dan Auerbach per un timbro melodico e appassionato. Le ultime due tracce di “Moondogs” accentuano l’effetto jam, in particolare nella spazialità e nel groove, con “Dragging The Rain Down” quasi a uscire da territori Madchester grazie a una sezione ritmica da applausi.

“Moon Buggy” incendia letteralmente la Side B, dando ragione a quanto detto da PPM: Battin dà una mano importante nel refrain e le chitarre suonano come un flagello di Dio. L’EP in generale suona più carico del dirimpettaio, con una “Murmurs On The Dunes” ballabile in pista e “Over You” a muoversi ancora su schemi blues e acid-rock.
Tirando le somme, non aspettatevi dei maestri in originalità ma gradirei comunque una prova dal vivo per capire se i Dreamwave possono essere qualcosa di più dell’hype del momento. Detto che con i Ghostwoman, autori di musica simile, ero rimasto freddino…
68/100
Photo: Tommy Tetley

