[Scoutcloud] : Dogu Blok, tra Oriente e Occidente


La critica musicale è spesso occidentocentrica dimenticando i mondi sonori altri.
Scoutcloud, per il suo primo appuntamento, va in controtendenza e viaggia a Oriente, lo fa con Dogu Blok: artista di Ankara (Turchia), autore di due dischi e di una serie di EP, usciti solo in formato digitale e ascoltabili su Soundcloud e Bandcamp.
I due album a nome Dogu Blok “Televizyon Ahlakı” (2015) e “Şeytan Hazretlerinin Son Yolculuğu” (2017) – sono la carta d’identità di un musicista con tante personalità sonore : un scrittore e interprete dei propri prezzi, che, pur cantando nella propria lingua – il turco – e mantenendo quindi un elemento di appartenenza a una tradizione culturale nazionale, riesce – quasi sempre – a fare propri stilemi e generi del pop/rock (inteso in senso lato, ovviamente) britannico e americano : brani come “Tek Güzel Tarafı” e “Böylesi Hisler” – contenuti in quello che possiamo il disco d’esordio di Dogu Blok – ne sono la testimonianza.

In più, nelle canzoni recenti, quelle uscite a giugno 2017, si avverte l’inizio di un processo di maturazione autoriale : sta venendo fuori – almeno così sembra – un autore che, pur avendo dei punti di riferimento musicali ben definiti, ricerca un linguaggio musicale proprio, che solo formalmente potremmo ricondurre alla grande famiglia della musica psichedelica.
L’approccio alla scrittura, d’altronde, è viscerale e totalizzante : Dogu Blok, spesso presentato erroneamente come gruppo, è una one man band : scrive tutte le canzoni e suona tutti gli strumenti.

La parola all’artista:
Domanda: Quanti album hai registrato? Su Bandcamp ci sono due album (usciti solo digitalmente, se non sbaglio) :”Televizyon Ahlakı” (2015) e “Şeytan Hazretlerinin Son Yolculuğu” (2017). In un’intervista trovata in Internet (qui il link) hai detto che ti vedi come un artista da studio di registrazione e non ti piacciono i concerti : è una necessità artistica o è una condizione data dagli eventi?
Risposta: Sì, ho pubblicato solo due album, entrambi pubblicati solo digitalmente perché nessuno compra i CD e qui le cassette sono virtualmente obsolete; solo una manciata di band fa pubblicazioni in cassetta e sono per lo più destinate ad amici. Il vinile è popolare ma è dannatamente costoso e onestamente in Turchia è solo un modo di dimostrare che sei arrivato a un livello professionale, piuttosto che la voglia di ricercare la perfezione dal punto di vista sonico e concettuale (a livello di copertina).
Amo considerarmi un artista da studio di registrazione e, sì, non sono un grande fan dei concerti – almeno che non conosca benissimo la band e voglia vederla live con i miei occhi. Penso che i dischi e le performance live siano due fenomeni completamente differenti. Di solito il mio centro dell’attenzione è rivolto al “disco”, qualcosa che tu possa leggere come se fosse un libro : leggerlo ogni volta da capo per trovare sempre qualcosa di nuovo; chennesò un errore, magari il rumore del respiro del cantante o il ronzio di una corda o persino uno strato di suono mai notato prima. Ultimamente, per esempio, nella canzone “Dumb” ho sentito il ronzio della chitarra di Cobain, nonostante conosca il brano da anni. Anche se è banale, penso aggiunga qualcosa alla canzone. E recentemente sto anche pensando di farla live ma ho bisogno di un gruppo imponente per ottenere l’atmosfera che ho su disco. Tristemente non ho trovato tanta gente che ha un approccio alla musica simile (simile, non lo stesso) a quello che ho io. Forse ha a che fare con il fatto che non vivo a Istanbul dove la roba vera sta succedendo o semplicemente non ho ancora incontrato le persone giuste. Anche le persone nell’ambiente rock’n’roll qui sono davvero così noiosi che mi viene voglia di prenderli a pugni fino a farli dondolare. Il mio interesse principale rimane quindi la musica in studio di registrazione, così solo Dio sa quando suonerò dal vivo. Mi è stato chiesto di suonare dal vivo tante volte ma ho sempre rifiutato. Forse se mi interessasi alla techno, da queste parti in quel mondo ci si diverte di più.

D: Il tuo suono sembra qualcosa di unico : da una parte c’è la cultura occidentale, dall’altra quella orientale : voglio dire, la musica riconducibile all’universo post punk e psichedelico sono una parte importante della tuo mondo musicale ma sembri voler andare oltre il modo di suonare occidentale.
R:Ho trascorso la mia infanzia in Germania e MTV era la mia principale scelta televisiva, così non posso ignorare l’influenza della musica occidentale. Mio fratello mi ha detto che “Girls And Boys” dei Blur era uno dei miei motivi preferiti, così -sì – non riesco a riprendermi dalla musica occidentale. Mio padre, però, è stato sempre interessato alla musica turca e ho familiarità con roba che in Turchia era considerata Entartete Kunst – nda. in italiano, arte degenerata – fino a un decennio fa. Onestamente il modo in cui le persone guardavano alla nostra musica è cambiato enormemente, suonare strumenti tradizionali e ascoltare canzoni tradizionali non è più considerato “poco stimolante” se comparato alla roba occidentale. Non è come se noi fossimo ritornati alle nostre radici, perché sento e so che, in mezzo al dominio musicale, non l’abbiamo mai abbandonate ma non erano considerate come un’opzione possibile e attuabile nella musica mainstream. Ma le cose sono cambiate.
D: Leggendo i crediti dei dischi, sembra che la line up cambi sempre. Giusto?
R: La band è formata solo da me. Ho mentito in quella intervista – nda. il riferimento è all’intervista citata nella prima domanda – e mento quando scrivo i musicisti che hanno lavorato con me nei dischi. Cambio i nomi dei miei amici reali e lo mostro come se fosse una famiglia. In realtà però canto, suono gli strumenti, registro e misso tutto da solo. Occasionalmente il mio socio “goksu” si unisce a me e suona la chitarra.
D:Su mixcloud si trova una playlist fatte da te (qui). Interessante la scelta di “Love without sound” (brano dei White Noise). “An Electric Storm” è probabilmente uno dei migliori dischi di sempre in ambito di musica sperimentale. Quale artista o band ti ha influenzato di più in termini di libertà creativa.
R: “An Electric Storm” è un disco bello da far paura. Non so dove l’ho sentita per la prima volta ma “Love Without Sound” è un brano senza tempo e davvero non conosco persone che facevano quel tipo di roba a quell’epoca. Non posso dire quale artista mi ha influenzato di più perché la lista non finirebbe. Parlando dell’ultimo album, “Şeytan Hazretlerinin Son Yolculuğu”, direi The Brian Jonestown Massacre, Erkin Koray e Red Krayola.

(Monica Mazzoli)