UOCHI TOKI, Libro Audio (La Tempesta, 2009)

Non è mia intenzione stroncare “Libro Audio” degli Uochi tochi utilizzando quelle argomentazioni superficiali cui questo lavoro si presta per costituzione e, mi pare di poter dire, consapevolmente. Quindi, oltre a insinuare il mio parere nell’introduzione del pezzo, lo farò precedere da una giustificazione ovvia e paracula: la valutazione di qualsiasi prodotto artistico è soggettiva. Ci sono dischi che fanno schifo, dischi che sono indubbi capolavori e in mezzo c’è la quasi totalità della produzione mondiale musicale. “Libro Audio” sarà considerato da alcuni un capolavoro e da molti una schifezza: per quanto mi riguarda lo piazzerei nella terra di mezzo, perché i pregi del prodotto sono evidenti quanto i difetti, e nella mia modestissima opinione il fatto che quelli che considero difetti siano prodotti intenzionalmente dagli artisti, e possano perfino essere tratti peculiari della loro opera, non li fa diventare per magia punti di forza.

Il motivo per cui sto facendo un po’ di equilibrismo prima di arrivare al nocciolo della recensione è che mi dispiace parlare male di un disco intelligente, coraggioso, lontano dagli stereotipi del genere e per certi versi scritto molto bene. Libro Audio ha una struttura interessante e studiata, parla di argomenti inusuali e solleticanti, offre punti di vista che hanno il pregio di far riflettere l’ascoltatore.
Il problema, dunque, qual è?
Il problema è che le basi sono scarne e distanti da qualsiasi accenno di melodia, che non c’è uno straccio di ritornello in tutto il cd e che Napo, più di qualsiasi mc che abbia ascoltato in vita mia, escludendo i casi di imperizia manifesta, rifiuta le convenzioni formali più ovvie in fatto di intonazione, metrica e rime. Qualcuno potrebbe dire: grazie al cazzo, sono gli Uochi Tochi, che ti aspettavi?
Se ti sembra che Picasso facesse fatica a distinguere le donne dagli scatoloni, forse faresti meglio a non recensire le sue opere, no?
In parte è vero, in parte no. Gli Uochi Tochi si divertono a irritare l’ascoltatore, a sfidarlo, a negare qualsiasi appiglio a chi avesse deciso di tentare la scalata di questo “Libro Audio”. Io sono fra quelli che per arrivare in cima ci ha messo fin troppo tempo e ha fatto fin troppa fatica, ed è forse per questo che non riesco a godermi il panorama come dovrei.
In soldoni: ce la fa il rap di Napo, protagonista assoluto dell’album, a farsi carico di tutto il peso del cd e a conquistare l’ascoltatore attraverso i contenuti, i concetti che esprime e le storie che racconta, contando che la parte espressiva della sua rappata è volutamente depotenziata, anzi, direi azzerata?
Ritorna utile a questo punto la considerazione iniziale sulla soggettività del giudizio.
Secondo me, no: non basta la parte contenutistica di un cd a reggerlo interamente. Nemmeno quando è di indubbio livello, come in questo caso.

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