CHRIS BROKAW, Incredible Love (Acuarela, 2005)

Nei novanta, il nome di Chris Brokaw significava, per forza di cose, Codeine. La potenza di quel gruppo si esprimeva in un doloroso slow-core che toccava i confini del post-rock chicagoano, con una personalità che l’ha fatto entrare di diretto nelle sale del culto. Di quei lamenti, poco o niente rimane, perché “Incredible Love” esprime in tutto e per tutto il taltento di Brokaw come songwriter, ispirandosi più a certo folk americano e al rock d’autore che non disdegna sfuriate elettriche figlie di quel Paisley Underground che ispirò gli stessi Codeine. Un po’ Steve Wynn, un po’ Joey Burns, un po’ tanto Chris Brokaw. “Incredible Love” è una sorprendete raccolta di bellissime canzoni che esprimono al meglio la sensibilità del suo autore. Ironia e sentimento, malinconia e felicità, semplicità lontana da ogni tipo di banalità, l’essenza dei pezzi di questo disco va ricercata in questa ricerca di onestà e di una resa sonora sicuramente ricca di accattivanti sfaccettature.

Disco concepito nella (quasi) più totale solitudine, “Incredible Love” si alterna tra intense saturazioni elettriche (“I Rember”, “Cranberries”), gemme acustiche tra Elliott Smith e le ballate dei Death Cab For Cutie (“The Information Age”, “X’s For Eyes”) e suggestioni strumentali (“Whose Blood”, “Gringa”) che, pur mostrando la bravura tecnica di Brokaw, nell’economia generale del disco sembrano più dei riempitivi senza utilità. in “Poi c’è “My Idea”, capolavoro melodico scritto
da Brokaw per “Babe I’m Bored” di Evan Dando”. Se una canzone del genere da sola giustifica l’acquisto di un disco, considerare che è solo la punta dell’Iceberg di un lavoro splendido non può che essere incoraggiante. Per ascoltatori attenti e animi infranti, il paradiso dei losers ancora non è pieno e dischi così sono capaci di riempire il cuore come la prima cotta.

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