C.S.I., In quiete (Black Out, 1994)

«Quanta violenza può contenere un soffio? Quanta disperazione un sussurro? In quiete non è come dire relax. Credetemi». Queste le parole secche, essenziali delle note per la stampa di “In quiete”. Niente può descrivere meglio questa atipica opera seconda, un live acustico registrato il 3 Giugno 1994 per il programma “Acoustica” della ormai compianta Videomusic (oltre al CD ne esiste una versione in home video con due brani in più, “Depressione caspica” e “Aria di rivoluzione”).

La formula all’epoca molto in voga dell’unplugged viene rielaborata dai C. S. I. con il loro solito scarso rispetto per le formule precostituite: se nei primi venti minuti il disco è dominato dal pianoforte di Magnelli e da atmosfere quiete (ma NON calme, come suggerisce Ferretti nelle sue note), già dal quarto pezzo, “Stati di agitazione”, le chitarre disturbate di Canali tornano a ruggire, per niente intimidite dall’obbligo di procedere a spina staccata.

Le prime tre canzoni sono proposte qui in versione assolutamente memorabili: la voce di Ginevra Di Marco che dà inizio a “In viaggio” è da brividi; lo straordinario inedito “Inquieto” vive degli intrecci vocali di Ferretti e di Ginevra, e dei finissimi ricami pianistici di Magnelli. “Memorie di una testa tagliata” è proposta in versione assolutamente minimale, ma, prima di essere placate a fatica da uno splendido assolo di piano, si fanno sentire sommesse distorsioni, ad anticipare il caos che esplode in “Stati di agitazione”, un vero pugno nello stomaco. Batteria e percussioni in primo piano caratterizzano una versione quasi sussurrata di “Palpitazione tenue”. Nulla di nuovo accade in “Occidente”, ma le sorprese non sono finite: arrivano due canzoni recuperate dal repertorio CCCP, una versione incredibilmente solare di “Io sto bene” e una straordinaria “Allarme” (“muore tutto/ vivi solo tu/ SOLO TU/ SOLO TU” risuona nelle orecchie ben oltre la fine della canzone).

Arriva una cover inaspettata, “Lieve” dei Marlene Kuntz, commovente e carica di significati (un atto d’amore nei confronti di uno dei gruppi di punta del Consorzio, o un grazie di Ferretti a una delle canzoni che – a sua detta – l’hanno aiutato a rimettersi da una malattia che ha rischiato di ucciderlo?). Le ultime perle vengono scagliate sul pubblico, splendide e quasi stravolte: quando la voce del conduttore del programma annuncia la fine del concerto, in pubblico tace incredulo. Questo non stupisce, credetemi. Quando arrivano le ultime note di una “Del mondo” tramutata in gioiello dal pianoforte di Magnelli, quello che sentiamo non è un concerto che finisce; è un risveglio da un sogno. Inquieto, come tutte le migliori emozioni.

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