YO LA TENGO, And Then Nothing Turned Itself Inside-Out (Matador, 2000)

Dopo quasi quindici anni di attività gli Yo La Tengo rimangono un gruppo sorprendente, capace di incantare con ogni disco. Dopo aver forse raggiunto l’apice della loro carriera con l’ultimo splendido “I Can Hear the Heart Beat As One” del 1997, erano molto attesi.
E “And Then Nothing Turned Itself Inside-Out” è un disco che risponde in pieno a tutte le aspettative. Ascoltarlo è come osservare la neve che cade. Soffice, dolcemente ovattato, avvolgente e disteso, sognante come una città immersa nella notte.

C’è da restare stupefatti, da chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla dolce malinconia di ballate sospese in aria come “Our Way To Fall”, “Last Days of Disco” e “Tears Are in Your Eyes”, appoggiate su chitarre delicate, con quelle melodie che sembrano venire direttamente dal terzo disco dei Velvet Underground. Un suono lieve, altrove costruito su un organo e un leggero tappeto ritmico, che sa farsi scuro, in “Everyday”, nostalgico, in “Saturday”, o spigliato “Let’ Say Orlando’s House”, “From Back To Blue” e “Madeleine”. Tutte comunque terribilmente affascinanti. E poi compaiono squarci improvvisi: l’eccellente sferzata rock “Cherry Chapstick” e i cori che accompagnano la divertente “You Can’t Have It All”.

Un disco allo stesso tempo ipnotico e avvincente, sigillato alla perfezione dagli oltre diciassette minuti di crescendo e rumori di “Night Falls on Hoboken”. Un incantevole sogno ad occhi aperti.

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