DAVID BOWIE, Diamond Dogs (RCA, 1974)

I sinistri presagi di scenari spiazzanti e poco convenzionali furono percepiti appieno dal Duca bianco, in quest’opera che ha il merito di avere un involucro e un solco di pari bellezza. Già dalla cover
painting di Guy Peelaert intuiamo un diffuso senso d’inquietudine che viene abilmente canalizzato nelle varie tracce: fatta eccezione per la titletrack “Diamond dogs” e per la celeberrima “Rebel Rebel” non vi sono in questo disco pezzi che potrebbero fare parte di un’Anthology. Il glam rock di Ziggy e Aladin è finito, sepolto da una polvere di stelle che lascia spazio a questa nuova creatura, non meno eccitante delle precedenti. L’idea è quella di un concept album ispirato alla vicenda orwelliana di “1984”. E sicuramente”1984″ rimane uno dei brani più convincenti dell’intero album, magistralmente orchestrato dagli archi del fido Tony Visconti su una base ritmica incalzante che acuisce quel senso d’ignoto palpabile in ogni singolo respiro di questo lavoro. Una menzione particolare merita anche la ballata “Big brother”, che ci rimanda a una sorta di malattia sonora eroinomane, già presente nel Bowie di “The man who sold the world”; una ballata cupa e a tratti psichedelica, intrisa di atmosfere pesanti che si snoda in una coda elettrica ossessionante e ripetitiva. Oltre alle già citata “Diamond dogs”, splendido rock’n’roll sostenuto dalla brillante presenza di un sax di stonesiana memoria e alla travolgente “Rebel Rebel”, completano il quadro le decadenti ballate”Rock’n’roll with me” e “We are the dead”, e la meravigliosa “Sweet thing” del primo lato, che sfocia senza soluzione di continuità in “Candidate”prima di gettarsi come in un dirupo nell’omonima reprise che precede “Rebel Rebel”.
Il risultato finale è sicuramente intrigante; infatti, Bowie si fa carico, in questo lavoro, di un linguaggio musicale nuovo, abbandonando gli stilemi classici del rock’n’roll, pur conservandone formalmente la struttura, per approdare a un mood che verrà sperimentato con successo nella futura trilogia berlinese (“Heroes” – “Low” – “Lodger”).

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