• FUGAZI, Argument (Dischord, 2001)

    Il nono album della band newyorchese mostra una completa maturità raggiunta. Nati con un’attitudine punk totale e senza sfumature, i Fugazi hanno saputo gestire un materiale via via sempre più eterogeneo, filtrando la propria musica attraverso i canoni del noise dei sempre presenti Sonic Youth – veri e propri padri fondatori del new rock in…

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  • THE JAMES TAYLOR QUARTET, Do Your Own Thing (Polydor, 1990)

    Con questo album, l’ex membro dei fantastici Prisoners mette la firma su una delle più riuscite realizzazioni nel campo Acid-Jazz ed inaugura una personale splendida triade che si sviluppa nel live dell’anno successivo e si chiude con l’eccelso “Supernatural Feeling”, datato 1993. Rispetto ai lavori precedenti i pezzi strumentali calano decisamente di numero, favorendo l’estrinsecarsi…

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  • SYD BARRETT, Barrett (Emi Harvest, 1970)

    Secondo e purtroppo ultimo capitolo della discografia del Grande Cappellaio Matto della musica inglese. La produzione è affidata al vecchio amico e sostituto nei Pink Floyd, David Gilmour. Sulla falsariga del precedente e soffertissimo “The Madcap Laughs”, “Barrett” è un collage assolutamente strambo di canzoni capricciose ed originali, in bilico perenne tra folk e psichedelia.…

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  • WORKING WEEK, Working Nights (Virgin, 1985)

    “Working Nights” è, diciamolo subito, un album eccezionale. La tentazione di limitare la critica a questa frase lapidaria è assai forte; d’altra parte, cosa ci sarà mai da “criticare” in un disco del genere?!… Sappiate comunque che all’interno della classica e bellissima copertina troverete una miscela esplosiva di soul e jazz, con spruzzatine tempestive di…

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  • PIXIES, Doolittle (4AD, 1989)

    PIXIES, Doolittle (4AD, 1989)

    A un solo anno di distanza dallo straordinario “Surfer Rosa” i Pixies si ripresentano sulla ribalta internazionale, e lo fanno con album forse addirittura superiore al precedente. L’idea di base è sempre la stessa: mescolare in un cocktail dinamitardo la rabbia incontrollabile del punk e la dolcezza delle ballate pop. E farlo con estrema ironia.…

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  • EELS, Souljacker (Dreamworks/Polydor, 2001)

    Contaminazioni, ritagli, campionamenti, citazioni, clonazioni. Forse questo è l’unico modo per definire con precisione il genere musicale di gruppi come gli eels. Se da una parte questo può risultare spiazzante per le orecchie benpensanti, dall’altra può essere stimolante per quanti hanno voglia di stupirsi ed hanno fame di musica nuova ed interessante. Gli eels ci…

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  • THE HIGH LLAMAS, Gideon Gaye (Alpaca, 1994)

    THE HIGH LLAMAS, Gideon Gaye (Alpaca, 1994)

    Eccellente artigiano pop fin dai tempi del binomio con Cathal Coughlan nei dimenticati Microdisney, Sean O’Hagan continua imperterrito lungo la strada sdrucciolata e faticosa di una carriera solista impegnata a ricercare magie, magari all’interno di un semplice MI-RE-LA. Acclamato dalla stampa inglese come uno degli album dell’anno, “Gideon Gaye” passa decisamente la prova del recensore…

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  • THE STROKES, “Is This It” (RCA, 2001)

    THE STROKES, “Is This It” (RCA, 2001)

    Un disco come lo si attendeva da troppo tempo.

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  • MERCURY REV, All Is Dream (V2, 2001)

    Sono serviti tre anni ai Mercury Rev per scrivere il seguito del disco che all’improvviso ha portato la loro musica in un altro luogo. Come per un romanziere che d’incanto riesca a trovare la propria voce, così i Mercury Rev hanno scovato il senso di tutto in fondo a “Deserter’s Songs” e a quelle atmosfere…

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  • BLONDE REDHEAD, “Melody of Certain Damaged Lemons” (Touch and Go, 2000)

    BLONDE REDHEAD, “Melody of Certain Damaged Lemons” (Touch and Go, 2000)

    Un universo deforme e armonico allo stesso tempo.

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