• BLUR, Parklife (Food Records, 1994)

    Se “Modern life is rubbish” bussava alle porte della celebrità, udendo solo un indistinto borbottio, “Parklife” quella porta l’abbatte semplicemente, come quei vecchi centravanti inglesi alla John Charles. Ed inglese, il terzo capitolo dei Blur, lo è fino al midollo, divenendo in breve un must per ogni collezionista amante del brit sound, o brit pop,…

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  • BLUR, Blur Present The Special Collectors Edition (ed. giapponese, Food Records, 1994)

    Se trovaste questo import giapponese, una collezione di b-sides spesso all’altezza di titoli ben più conosciuti, non pensateci neanche mezzo secondo: get it! Il prezzo sarà probabilmente molto alto, ma firmate pure qualche cambiale: se amate questi ultimi giocherelloni del pop non avrete paura di essere protestati. Irresistibilmente kitsch già dall’impatto con la copertina, i…

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  • YES, Talk (Victory, 1994)

    Ultimo disco degli Yes con Trevor Rabin, che qui si occupa ampiamente, oltre che delle chitarre, anche delle tastiere; relegando Tony Kaye al ruolo di comparsa: cioè al solo organo Hammond. Un po’ poco in verità. La formazione è dunque la stessa di “90125”. E anche il tipo di musica è sostanzialmente lo stesso. Il…

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  • MILTON NASCIMIENTO, Angelus (Warner Bros., 1994)

    Un modo nuovo di portare le sonorità sudamericane in giro per il mondo, quello di Milton Nascimiento: dopo anni in cui i “ritmi latini” hanno imperversato ovunque, e molto spesso nella loro veste peggiore, ecco un musicista che ha saputo mettere in musica il sentimento del Brasile, avvicinandolo ad altre culture senza perderne i tratti…

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  • MASSIVE ATTACK, Protection (Virgin, 1994)

    Il 1994 è l’anno del suono di Bristol, grazie al successo di pubblico di Portished, Tricky e dei Massive stessi; così l’indefinibile suono di “Blue Lines” ha finalmente un nome: è il trip hop. Non che ce ne fosse tutto questo bisogno, e non che giovi più di tanto alla musica: “Protection” è un album…

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  • ASTOR PIAZZOLLA, Oblivion (Tring, 1994)

    Astor Piazzolla, sospeso quasi magicamente tra il tango, il jazz e la musica classica. Fedele alle sonorità, ai ritmi e agli strumenti della sua terra, l’Argentina, ma sensibile alle inquietudini che percorrono la musica classica contemporanea. La sua musica fonde infatti la tradizione del tango argentino, le suggestioni sinfoniche (Stravinski tra tutti) e le sperimentazioni…

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  • NOTORIUS BIG, Ready To Die (Puff Daddy Records / BMG / Arista Records, 1994)

    Attenzione, stiamo parlando dell’album del ‘Migliore’. Notorius BIG, Biggie, Big Poppa, all’anagrafe Cristopher Wallace, nero, gigantesco e newyorkese. Le cronache lo ricordano per la faida fra la Bad Boy e Death Row. La Bad Boy di Puff Daddy, a New York, e la Death Row di Suge Knight a Los Angeles. Vittime della faida Biggie,…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010