I due componenti del progetto oggi noto come Santii ci tengono molto ad accontonare il loro vecchio nome. Per questo motivo non vi diciamo chi erano, anche se molto probabilmente l’avrete capito (basta andare sulla pagina Facebook o seguirli su Instagram per farsi una vaga idea sul loro passato). Ciò che conta è che nel primo singolo a nome Santii sono affiancati da Rejjie Snow, una delle promesse del rap contemporaneo, nato e cresciuto in Irlanda e che molti hanno accostato, per il flow baritonale, a Tyler, The Creator. Reduce da date in apertura a Kendrick Lamar, Flying Lotus e Madonna, il 24enne irlandese sarà in Italia con Wiki dei Ratking (e con il progetto Santii in apertura) mercoledì 4 aprile al Locomotiv di Bologna e giovedì 5 aprile al Magnolia di Milano. Il suo primo album, “Dear Annie”, è stato prodotto insieme a Kaytranada, Cam O’bi (già al lavoro con Vic Mensa, Sza, Chance The Rapper) e Rahki (Kendrick Lamar, Eminem)
Il frutto di questa inedita collaborazione si chiama “OUTSIDER” e guarda al pop europeo e internazionale contemporaneo, tra fascinazioni PC Music e andature R&B.
Si parla sui loro canali social di primo episodio, quindi è lecito aspettarsi nuove uscite nelle prossime settimane.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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