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Waves @ ARCI Bellezza, Milano, 04/03/2026
Sinceramente non mi aspettavo un sold out per i Wavves, cosa che mi ha sorpreso in positivo. La serata parte da “Way Too Much” e già si capisce che non sarà un concerto da guardare e basta: bisognerà partecipare attivamente. Tra punk diretto, chitarre ruvide e una vena melodica affascinante il gruppo rende ogni ritornello cantabile: non era possibile rimanere a guardare e basta.
Il pubblico risponde subito: stage diving, pogo, cori e tra “Idiot” e “King of the Beach” ci si trova nel rito collettivo del punk tanto disordinato quanto liberatorio. La band trasmette, tra battute, commenti e qualche momento di puro caos, tutto quello che poi gli ritorna sul pubblico. Sono in quattro: tre che possiamo definire ‘ordinari’ per quanto possibile tra l’hypster e il finto povero e il quarto, il vero ‘eroe’, il bassista, che sembrava letteralmente uscito da una band metal degli anni Ottanta: capelli lunghi, canottiera psichedelica e barba incolta, con tanto di head-banging a ogni occasione, ma precisissimo.
Note di colore a parte la scaletta scorre veloce: “Tarantula”, “Goner” e “So Long” mantengono il ritmo serrato, mentre “Afraid of Heights” e “So Bored” vengono accolte da cori così forti che a tratti coprono la voce dal palco. In tantissimi conoscono ogni parola delle canzoni.

Uno dei momenti più divertenti arriva quando da sotto il palco qualcuno urla la richiesta di un brano pescato da un vecchio demo: la band si guarda, ride e ammette candidamente di non ricordarselo nemmeno e ripartono con “Post Acid”, “Busy Sleeping” e “Demon to Lean On”, mentre il pubblico continua a saltare in continuazione. Il caldo diventa parte dell’esperienza tra sudore e magliette appiccicate: non si riesce a starne fuori. Poi arrivano “Sail to the Sun” e “Take on the World” e il velocissimo nuovo singolo “Bozo”, che la band scherzandoci sopra definisce “too long”.
Il finale è una cavalcata senza freni: “Spun”, “My Head Hurts”, “Nine Is God”, “No Shade” e “Green Eyes” trasformano definitivamente il Bellezza in una massa ondeggiante di pogo e cori. Niente tucchi per i Wavves, tutto apparentemente semplice e diretto, un gruppo che ci ha portato per un’ora abbondante lontano dal mondo fuori che con tutte le sue notizie deprimenti ci spaventa; dentro al Bellezza c’erano solo chitarre, sudore, gente che saltava e ritornelli urlati a squarciagola. E, almeno per una sera, era esattamente quello che ci voleva.
[Video presente su YouTube tratto dal recente concerto di Manchester del gruppo]
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