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Top-25 Albums 2025
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1. SHARP PINS, “Radio DDR”
Con in appendice SHARP PINS, “Balloon Balloon Balloon” (entrambi usciti per K/Perennial) e LIFEGUARD, “Ripped And Torn” (Matador)
Il mio album del 2025 rappresenta tutti i miei sentimenti riguardo alla musica, giunto – ci si augura – “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Forse nostalgia è quello più evidente. Paura. Disincanto. Una ricerca di equilibrio che scoraggia, appare infinita. In generale. Riguardo alla musica: comprare possibilmente tutta quella che si ama e immaginare quanta strada nel futuro di ognuno di noi potrà fare. Volontà di stare al passo ma senza algoritmi, cercando (nuovi) artisti che amano la buona vecchia melodia, la profondità e insieme semplicità di un testo. Il totale di una raccolta di canzoni a scapito del singolone, dell’exploit, del nome alla moda. Ci si riesce più che con i social con gli amici in carne e ossa, la radio, Uncut, Shindig!, siti come il nostro e i locali come il Covo Club gestiti da persone uguali a noi, che danno tutto per la propria passione.
Il mio album dell’anno lo ha prodotto Kai Slater, un ragazzo di appena venti anni nato a Chicago. Durante la pandemia è esploso il suo straripante talento, dimostrando da un lato con i Lifeguard insieme a Asher Case e Isaac Lowenstein, dall’altro con il progetto casalingo in bassa fedeltà Sharp Pins, di sapere regalare canzoni al di là del tempo e delle mode. Come ho scritto nella nostra Top Album collettiva, “Radio DDR pesca dalle migliori melodie di John Lennon, Syd Barrett o Alex Chilton e le rilegge nella chiave lo-fi di Slanted & Enchanted dei Pavement o Bee Thousand dei Guided By Voices”.
Ma a corredo di un album già distribuito in rete nel 2024 e arricchito di tre nuovi ottimi singoli, sono usciti il debut album dei Lifeguard, prodotto da Randy Randall dei No Age, dove le influenze di Nirvana, Wire e Amphetamine Reptile vengono tradotte in un sound nervoso e diretto, e il mese scorso come Sharp Pins Balloon Balloon Balloon. Ventuno pezzi radicati nel beat psichedelico di metà anni sessanta (con la raccomandazione in etichetta di Sir Robyn Hitchcock, ma vogliamo parlare della copertina? Stupenda). Kai Slater artista dell’anno.
2. CASINO ROYALE, “Fumo” (Asian Fake)
La band di stanza a Milano ritrova la vena creativa dei migliori lavori (CRX, Sempre Più Vicini) con il disco socialmente più importante di tutto il 2025. Tematiche come la guerra, il divario crescente tra ricco e povero e l’ansia per le nuove generazioni lo elevano sopra la media delle uscite italiane, per non parlare di una ricchezza musicale che fa incontrare l’hip-hop, la drum’n’bass e l’elettronica grazie al tocco in produzione di Clap! Clap!. Oltre agli storici Alioscia Bisceglia e Patrick Benifei si alternano alla voce Marta Del Grandi e la rapper Alda, che esegue in “Odio E Oro” un verso dall’impatto folgorante: “Non lasciarmi sola, sola/Quando qualcuno ti abbandona/Diventi aggressivo con qualsiasi persona/Brucio i ponti perché il fuoco mi ossessiona/Con quelli come me nessuno ci si relaziona”. Un concept preapocalittico, specchio del mondo odierno.
3. MOREISH IDOLS, “All In The Game” (PIAS)
“Il quintetto di base a South London guidato dai chitarristi Jude Lilley e Tom Wilson Kellet ha attirato da subito l’attenzione di Dan Carey, che ne produce il full-length di debutto All In The Game. Colpisce in particolare una qualità più unica che rara nell’esecuzione degli undici brani, quasi suonassero insieme da decenni: influenze chiare i Radiohead degli oughties ma pure i Hood con il loro afflato da viaggio metropolitano, per non parlare di Elliott Smith, Pavement e Sparklehorse (musica intimista e sfuggente al tempo stesso).” La riprova del loro talento, più scorbutico e free che su disco, l’ho avuta nel concerto a Mount Echò, in cui hanno suonato oltre agli EP anche brani inediti.
4. THE LIMINANAS, “Faded” (Because Music)
“C’era grande attesa per la band alla data al Locomotiv di Bologna, vuoi che mancava con un album a proprio nome dal 2018 e sui nostri palchi dal 2019, vuoi per la gradita impressione suscitata dal nuovo lavoro Faded, via Because Music, un chef d’oeuvre psych-pop sintesi di esperienza e amicizia, vantando special guests del livello di Jon Spencer, Bobby Gillespie, Rover, Bertrand Belin e Pascal Comelade.” Questa volta meritano la top ten: Lionel e Marie hanno sempre pubblicato dischi interessanti, giusto ripetitivi in una formula che unisce psichedelia, pop e rock’n’roll dagli anni sessanta a oggi. Perciò se non si cambia, difficilmente alzeranno ancora il livello.
5. THE DIVINE COMEDY, “Rainy Sunday Afternoon” (DCR)
“Neil Hannon da Derry, classe 1970, lo possiamo definire il beniamino della vecchia guardia kalporziana. La vena sperimentale degli ultimi dischi lascia il posto al crooner più sulla scia di Scott Walker e Burt Bacharach che parla di amore, perdita e l’incedere del tempo e del destino, come nell’opener “Achilles”. La title track, radiofonica e mccartneyana, apre una parte centrale di album più cinematografica (l’ottima “Down The Rabbit Hole”) e anche fanciullesca (“All The Pretty Lights”), prima dell’esotismo new-wave di “Mar-a-Lago By The Sea”, tra Magnetic Fields e Style Council. Noterete che è impossibile non citare tutti i brani di questo disco.”
6. HIS LORDSHIP, “Bored Animal” (Psychonaut Sounds)
In quota rock’n’roll e affini il secondo disco di His Lordship Bored Animal è un vero must: James Walbourne, chitarrista dei Pretenders, affiancato da Kristoffer Sonne alla batteria e Dave Page al basso in sede di live confermano le ottime impressioni suscitate dal debutto del 2024 in pezzi veloci, sporchi, trascinanti. Parte garage blues di marca Jon Spencer/The White Stripes, parte high energy rock’n’roll più in territorio The Hellacopters ma con la perizia di scrivere brani antemici (“12-12-21”, “Old Romantic”) e cavalcate da restare senza fiato come “I Fly Planes Into Hurricanes”. “Gin and Fog” ci porta indietro addirittura alle soundtrack western di morriconiana memoria. Bravi.
7. BIG SPECIAL, “National Average” (So Recordings)
Un’altra formazione che rilascia il secondo album a nemmeno un anno di distanza dal primo. I Big Special – Joe Hicklin (voce) e Callum Moloney (batteria) – sono una delle esperienze più stimolanti uscite dall’Inghilterra in tempi recenti, forti dell’endorsement degli Sleaford Mods e di una collaborazione, nell’ultima traccia “Thin Horses”, con Rachel Goswell degli Slowdive. Critica sociale (“Hug A Bastard”) ma anche parecchio funk da hip-hop degli albori (“God Dave The Pony”) e chitarre, se è vero che “YesBoss” pare uscire dal repertorio degli Idles. Un album solido e privo di riempitivi, la speranza è che tornino presto dalle nostre parti.
8. WATER FROM YOUR EYES, “It’s A Beautiful Place” (Matador)
Ora parliamo del miglior gruppo indie degli ultimi anni che non avevo ancora scoperto. Il polistrumentista Nate Amos e la cantante Rachel Brown, from Chicago ma di stanza a Brooklyn, giungono al quarto – o settimo? – disco offrendo uno strano mix di My Bloody Valentine, Deerhoof e Pavement ma come se registrato in una stanza, iperfrullato e compresso. It’s A Beatiful Place è magari eccessivamente breve, neutro nell’artwork, tuttavia racchiude pezzi straordinari come “Life Signs”, quasi hard-core, la dinamica “Nights In Armor” e una “Playing Classics” che flirta con l’house e che in un mondo ideale troverebbe spazio in ogni dancefloor che si rispetti.
9. MODERN NATURE, “The Heat Warps” (Bella Union)
“L’opener del nuovo disco dei Modern Nature, “Pharaoh”, chiarisce la nuova direzione intrapresa: metronomica nelle ritmiche, venata di blues psichedelico nelle chitarre, dai forti richiami Sixties negli intrecci vocali. Segue una “Radio” riflessiva e jazzy, con un chorus degno del miglior Neil Young; con “Alpenglow” il ricordo va ai Wilco di A Ghost Is Born: folk visionario, ipnosi melodiche che creano uno stato di trance. “Zoology” è una Perfect Day spogliata della grande città, abbracciando la natura e memorie di infanzia: pensate a More Than This rivista da Robyn Hitchcock.” Questo il mio pensiero esternato su Triste Sunset di un bellissimo disco in cui spiccano “classe, eleganza, profondità”.
10. PULP, “More” (Rough Trade)
Il 2025 è stato anche l’anno del ritorno del britpop. Il picco lo abbiamo avuto in estate, con il tour mondiale da effetto nostalgia degli Oasis, ma gli album di Suede e Pulp sembrano vestiti di inverno e maturità, accomunati da un desiderio di guardare avanti. Ho preferito alla lunga quello di Jarvis Cocker e soci, insperato, zeppo di grandi canzoni al di là dei singoli di lancio (“Spike Island” e “Got To Have Love”). “We hope you enjoy the music. It was written & performed by four human beings from the North of England, aided & abetted by five other human beings from various locations in the British Isles. No A.I. was involved during the process. This album is dedicated to Steve Mackey. This is the best that we can do.” Una classe differente.
11. HORSEGIRL, “Phonetics On And On” (Matador)
“Dove Versions Of Modern Performance del 2022 rappresentava un manifesto programmatico del fare certo indie-rock, nella tradizione di Sonic Youth e My Bloody Valentine, Phonetics On And On è un album di undici grandi canzoni che si muove tra pop, rock’n’roll minimale e sperimentazione giocosa ma mai fine a sè stessa”.
12. SUEDE, “Antidepressants” (BMG)
“Un disco epico, dark e vitale che completa la loro seconda, straordinaria rinascita. Davvero non si trovano parole per descrivere la coerenza, pienezza, espressività di questo “Antidepressants”.” scrive il Bardelli. Sarà fantastico rivederli a Milano – e proprio in compagnia di Paolo. Broken Music for Broken People, il nostro manifesto.
13. BOB MOULD, “Here We Go Crazy” (Granary Music)
“Con una sorprendente vitalità nella performance vocale (che conserva il dono armonico conosciuto dal mondo negli anni ’80) e con sonorità scintillanti e persino spigolose estratte dalle sue sei corde, Bob dimostra di avere ancora molto da dire, nonostante le rinunce e le inquietudini”, parola degli amici di Scream & Yell. Il cuore oltre all’ostacolo: mitico.
14. TY SEGALL, “Possession” (Drag City)
Cito Antonio Bacciocchi dal suo blog: “Non mi aveva mai appassionato più di tanto. Il nuovo album è invece sorprendente con tutte quelle volute psichedeliche, proto prog, garage, Beatles, freakbeat, Marc Bolan, blues. Passa tranquillamente in decine di riascolto senza stancare, anzi, dando ogni volta il senso di scoperta di cose nuove.” Potere della musica.
15. DOM MARIANI, “Apple Of Life” (Alive Naturalsound)
Un songwriter fantastico, che meriterebbe più stima e considerazione da chiunque abbia buone orecchie. Un album che viaggia tra melodie scintillanti (“Jungleland”) e rock’n’roll viscerale (“Just Can’t Wait”), con in più quell’aussie kind of feeling tipico delle grandi band del continente – i suoi Stems, Hoodoo Gurus, Radio Birdman – che lo rende unico.
16. THE LEMONHEADS, “Love Chant” (Fire)
“In generale il disco è bello, fresco nell’offrire pezzi chorus-bridge quali l’iniziale “58 Second Song” e “Cell Phone Blues”: non mi stancherei mai di ascoltarle. “Deep End” è ugualmente contagiosa e degna di un Come On Feel The Lemonheads del 1993 mentre la title track si butta nella new-wave di stampo Modern Lovers.” Da bocciare giusto la copertina.
17. PETE DOHERTY, “Felt Better Alive” (Strap Originals)
Graditissima sorpresa. Fra un tour dei Libertines e una reunion dei Babyshambles, Pete registra un album “tascabile” – meno di mezz’ora di durata – ma parecchio ispirato, sulle orme di Joe Strummer e Shane MacGowan. Country e rockabilly arricchiscono il già notevole bagaglio musicale del nostro.
18. STEREOLAB, “Instant Holograms on Metal Film” (Warp)
Un must per gli amanti del pop raffinato, quindi anche per me. Ci sono brani da antologia come “Aerial Troubles” o la krauta “Electrified Teenybop!”. A quindici anni dall’ultima volta insieme, Tim e Laetitia sono in formissima e superstimolanti: bentornati.
19. SUPERCHUNK, “Songs In The Key Of Yikes” (Merge)
Si torna ai fragori di “Majesty Shredding” e “On The Mouth” nel nuovo Superchunk: inni pop-punk, tradizione indie-rock e il solito entusiasmo contagioso nonostante i drammi che ci offre quotidianamente la realtà.
20. GEESE, “Getting Killed” (PIAS)
I più chiacchierati dell’anno. Avevo gradito il primo disco, bypassato il secondo. Pezzi super (“Husbands”, “100 Horses”), qualche momento noioso (l’interminabile “Long Island City Here I Come”). Cameron Winter fa un 90% della band: un frontman come pochi oggi.
21. SHAME, “Cutthroat” (Dead Oceans)
Quarto disco e finalmente al livello delle aspettative, meno post-punk, tra rock e dance. Bellissimo l’artwork di copertina a evocare un mio ricordo estivo – vedi recensione.
22. RADIOACTIVITY, “Time Won’t Bring Me Down” (Wild Honey/Dirtnap)
Nel segno dell’amicizia in primis, me lo ha regalato Nicola Guerra. Splendido power-pop firmato Jeff Burke (The Marked Men).
23. ADRIAN SHERWOOD, “The Collapse Of Everything” (On-U Sound)
Come “Fumo”, è uno specchio sui nostri tempi in rovina. Molti dischi dell’etichetta del producer londinese sono passati nello stereo quest’anno.
24. THE MURDER CAPITAL, “Blindness” (Human Season)
Forse troppo giù nella lista ma godibile. Più sinceri degli ultimi Fontaines D.C., con brani che non si vede l’ora di ascoltare dal vivo (“The Fall”, “Words Lost Meaning”).
25. LITTLE SIMZ, “Lotus” (AWAL)
Non esattamente la mia cup of tea. Una realtà importante – e originale – dell’hip-hop. Non me la voglio perdere al Primavera!
Nei virgolettati, dove non speccificato si tratta di estratti da miei articoli per Kalporz.
In questa playlist Spotify trovate altri cinquanta dischi: manca The EX, non presenti su Spotify, rimpiazzati da Snocaps che comunque in fisico uscirà solo in primavera.
Best Compilation/Reissues/EP
BRIGITTE FONTAINE, “Brigitte Fontaine…Est Folle” (Wewantsounds, originale 1968)
THE VIOLET MINDFIELD, “From The Gutter With Love” (Rogue, 4 track EP)
MOOON, “You Got It All” (Rogue, 45″)
THE SABRES OF PARADISE, “Sabresonic” (Warp, originale 1993)
NO TEARS, “Heart Shaped Eyes” (Beluga Records, registrato nel 2023)
THE REPLACEMENTS, “Let It Be” (Rhino, cofanetto ristampa)
THE SAINTS, “Long March Through The Jazz Age” (postumo, registrato nel 2018)
THE GITS, “Frenching The Bully” (Sub Pop, originale 1992)
PAUL WELLER, “Find El Dorado” (Parlophone, album di cover)
AA. VV., “Time! Gentlemen! Pub Rock Rhythm ‘N’ Grooves: Classic Cuts and Rarities 1974-1982” (Strawberry)
THE TELL-TALE HEARTS, “Nevermore-The Definitive Anthology” (Teen Sound Records)
THE NEW CHRISTS, “The Burning Of Rome” (Wild Honey Records, Antologia)
THE BEATLES, “Anthology vol.4”: più da appassionato che per il reale valore dell’operazione.
JACKIE MITTOO, “Reggae Magic” (Soul Jazz)
PRINCE JAZZBO, “Black Heart Man – Bushay Coollection 1974-1979” (Lantern Editions)
NAKED RAYGUN, “Throb Throb” (Quarterstick, originale 1984)
AA. VV., “You Got Me Hooked” (Ace, compilation di 60s She-Pop)
AA. VV., “Latin Fire! Tropical Dance Music from Discos Fuentes, Colombia 1956-83” (Soul Jazz)
PETE SHELLEY, “Homosapien” (Domino, originale 1981)
HUSKER DU, “1985: The Miracle Year” (Numero Group, Live Recordings)
La Top Ten delle canzoni non incluse negli album in playlist
THE HORRORS, “LA Runaway” da Night Life (Fiction)
NATALIE BERGMAN, “Gunslinger” da My Home Is Not In This World (Third Man Records)
AUTOCAMPER, “Again” da What Do You Do All Day? (Slumberland)
SLOW WRITER, “Fake” da American Park (autoprodotto)
DEEP SEA DIVER, “What Do I Know” da Billboard Heart (Sub Pop)
ALEX PESTER, “Hemingway’s Gun” da The English Hymnal (autoprodotto)
CHOW, “Bullshit Overdose” da Eternal Lopez (Venti Records)
VIAGRA BOYS, “Man Made Of Meat” da viagr aboys (Shrimptech Enterprises)
BDRMM, “Infinity Peaking” da Microtonic (Rock Action)
FORTUNATO DURUTTI MARINETTI, “Full Of Fire” da Bitter Sweet, Sweet Bitter (Quindi Records)
Delusioni VS altri highlights dell’annata
Paolo ha il copyright sul carrello dei bolliti, ma fingete che lo siano:
WET LEG
THE CRYSTAL TEARDROP
BIG THIEF
YAYA BEY, RICHARD ASHCROFT e MOGWAI, a malincuore
ANNA B SAVAGE?
Non mi piace ROSALIA sorry.
Devo recuperare ALEX G, SAYA GRAY, BLOOD ORANGE e BENJAMIN BOOKER.
LUIGI PAVONE, “Babies” (SEM Edizioni): un libro che vi aprirà il cuore in due, qui una bella disamina a cura del sempre ottimo Francesco Giordani. Belli anche Robyn Hitchcock e l’edizione italiana di CBGB di Roman Kozak (recensiti su queste pagine, sezione Lineanota)
Conto di leggere il prima possibile Fernando Rennis sui Radiohead, e DEVO.
Film: “I Colori Del Tempo” (La Venue de L’Avenir), di Cédric Klapisch
Le grotte di Frasassi, sempre meravigliose.
Cesena-Mantova 3-2: la mia squadra del cuore non rimontava uno 0-2 dal 19 Gennaio 2009
La mostra di Letizia Battaglia ai Musei San Domenico di Forlì
La Tate Modern di Londra: gratuito e sorprendente
Top Concerti del 2025
JON SPENCER, Spazio Marte di Cesena, 5 Novembre
THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE + RIDE, Alcatraz di Milano, 6-7 Maggio
FRANZ FERDINAND + THE MOLOTOVS, Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, 29 Agosto
THE WAEVE, Koko di Londra, 20 Marzo
REFUSED, Beky Bay di Bellaria-Igea Marina, 9 Agosto
WE ARE SCIENTISTS, Covo Club di Bologna, 1 Novembre
THE LIMINANAS, Locomotiv Club di Bologna, 9 Novembre
THE JESUS AND MARY CHAIN, Bonsai Garden di Bologna, 16 Luglio
MOREISH IDOLS, Teatro Delle Logge di Montecosaro, 6 Dicembre
THE NEW CHRISTS, Vecchio Son di Bologna, 19 Agosto
PETE MOLINARI, Foro Annonario di Senigallia, 10 Agosto
KARATE, Hana-Bi di Marina di Ravenna, 2 Luglio
LAEL NEALE, Handmade Festival di Guastalla, 8 iGugno
LA LUZ, Covo Club di Bologna, 17 Ottobre
DELIVERY, Bagni Elsa n.3 di Fano, 12 Settembre
Quota Italia: PLUTONIUM BABY, Sidro Club (qualcuno lo prenda in gestione!) a Savignano sul Rubicone, 11 Gennaio; CASINO ROYALE al Cubo di Bologna il 29 Luglio e EDOARDO BENNATO (alla soglia degli ottanta, eppure un maestro) in Piazza Malatesta a Rimini il 29 Dicembre.
That’s All Folks…Al prossimo award…
Foto: io davanti a casa Bardelli
PS: Questo articolo non esce in un giorno a caso.
Buon compleanno a PAUL WESTERBERG, 66, sempre IL faro <3

