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Una corsa che continua, guardando al passato
La scaramanzia del tredici. Che è il numero di album realizzati dai Dinosaur Jr., che sono principalmente J Mascis e insieme a lui il bassista Lou Barlow (Sebadoh, The Folk Implosion) e il batterista Murph.
La formazione storica si è ritrovata nello studio Bisquiteen di J a Amherst, Massachussets, per mettere in ghiaccio estenuanti prove, jam e accesi scambi di opinioni. Almeno così immagino un processo di registrazione del trio; questo ti fa pensare la musica contenuta in ogni loro splendido album, e There Near, via Jagjaguwar, non fa eccezione.
Il disco è pure il sesto registrato dai Dinosaur Jr. negli ultimi vent’anni dopo la rinascita nella formazione classica. Negli ultimi anni non sono mancati live album e raccolte, ma nulla sostituisce l’impatto di un nuovo disco con i livelli impostati su “Extra Crispy”. Una costante dei loro lavori, questa volta tuttavia troviamo ganci al passato più forti che mai: a partire dal sound della chitarra di J, reso più animalesco del solito grazie all’utilizzo di un Mesa Boogie MK 1 degli anni ’70.
“Ho comprato lo stesso amplificatore che usava Chris Dixon quando abbiamo registrato il primo album (Dinosaur del 1985, ndr). Ha un suono particolare che non ottenevo da tempo, e volevo ritrovarlo. Il MK 1 ha un carattere Fender potenziato. Mi sono dato il consiglio che Rick Rubin dà sempre alle band: riascoltare il primo disco e tornare a quel suono”, spiega J.
Aggiungiamo poi che Lou in uno dei suoi brani incorpora un radiotrasmettitore dal primo tour europeo della band utilizzato in You’re Living All Over Me. E che il clip di “Several Got Away” diretto da Guy Kozak è squisitamente fantasy e nerd, ispirandosi sia a un dipinto di Henry Darger, con bambini terrorizzati da enormi mani di fuoco fluttuanti, che al rapimento biblico. Tipo un Blair Witch Projet in pieno giorno ma con il fiato corto di tutti quanti!
Il solito canzoniere tra nostalgia, headbangers e grandi melodie
There Near ci sbatte in faccia undici ottime canzoni. Suonate al massimo delle possibilità, dove il contrasto tra liriche cupe e una musica fragorosa e liberatoria (fatevi trasportare in un un posto migliore ascoltando il solo di “Gone Off”) non è mai parso tanto evidente come oggi.
“Several Got Way” apre il disco con un riff indimenticabile e tipico del gruppo, mentre “No Friends” si concentra sui leitmotiv della scrittura di J Mascis nel 2026, isolamento e vulnerabilità. “I had some friends at one point/They all fell away/It’s lonely here, what can I say”, replicato anche nella successiva “Everything at Once”, ancora più coinvolgente nelle melodie per diggare nei sentimenti con versi universali, “Here long, too strong/You don’t want my love/I stayed, away/Never been enough”.
“Take Me With You” spezza la tensione accumulata nel banger più incendiario del lavoro, tra power-pop alla Nerves e high energy rock’n’roll alla Hellacopters. Non mancano però le ballatone, dalla vedderiana “Clam Along” a una “Read The Room” da tardi Replacements e Lemonheads, ovvero college rock fino al midollo. I pezzi firmati Lou Barlow – il Neil Young della band? – si discostano invece per argomenti criticando la politica americana, tra ICE (“No One’s Ready”, dall’impianto acustico) e guerra all’Iran in “Blowin’ Up”.
Volano gli anni, cinque e rotti dall’ultimo lavoro in studio, ma dalle parti dei Dinosaur Jr. non si molla di un centimetro.
78/100

