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I Cani @ Rocca Malatestiana, Cesena, acieloaperto, 27/07/2026
Ancora nella splendida cornice della Rocca Malatestiana, uno dei centri nevralgici del brillante e variegato festival cesenate acieloaperto, i Cani di Niccolò Contessa (qui la gallery completa con le foto di Noemi Giugliano) – sul palco con lui ci sono i cinque ottimi musicisti, tra chitarre, basso, synth, tastiere e batteria, che già lo avevano accompagnato in concerto nel tour dello scorso autunno, che aveva segnato il suo ritorno sui palchi dopo oltre otto anni di pausa – sono accolti trionfalmente da un pubblico trasversale dal punto di vista generazionale – sono tantissimi i ventenni, ma ci sono anche tanti trentenni e quarantenni e anche alcuni cinquantenni – che dimostra quanto le canzoni di Contessa, quelle più recenti come quelle meno recenti, riescano a colpire nel profondo anche chi si è avvicinato da poco alla sua produzione.
È un tripudio generale quello cui gli spettatori danno vita nell’ora e cinquanta di show di Contessa, uno spettacolo che per i suoi fan è sia una celebrazione nostalgica di un periodo della carriera del cantautore che inevitabilmente è passato – i classici dei primi due dischi, quelli in assoluto più apprezzati dal pubblico, cantati a squarciagola e ballati in maniera tarantolata ed energica dalle file più vicine al palco – sia un’immersione anima-e-corpo nei brani più recenti e intriganti, che si tratti di quelli del terzo disco in studio, Aurora, del 2016, o di quelli del quarto, il grande ritorno di Post Mortem dell’anno scorso, i pezzi più curati sia dal punto di vista lirico che dal punto di vista musicale, che probabilmente rappresentano il momento più maturo e profondo della produzione dei Cani.
È proprio questo il punto di forza dei concerti dei Cani: una scaletta che da un lato è continuamente uno scavare nel passato non solo per riviverlo ma per rigenerarlo – rendendosi conto di quanto attuali siano quei testi giovanili, ironici e scanzonati ma al tempo stesso tremendamente geniali – e che dall’altro lato è un riemergere nel presente più cupo e più malinconico ma anche più poetico che da Aurora, dopo un lungo silenzio, ha condotto all’ancor più enigmatico e gelido Post Mortem. Da un synth-pop frenetico che flirta col post-punk e col pop-rock più mainstream a un electro-pop raffinato che diventa, nell’ultimo disco, ancor più elettronico e ritmico, pulsante di rime, giochi di parole e riflessioni più o meno nascoste sul senso profondo delle nostre esistenze e sui valori – sociali, politici ed etici – di un mondo in cui ancora ci affanniamo a combatterci per qualche convinzione o ideale che sia più o meno degno.
In questo gioco intellettuale di Contessa il suo pubblico, specialmente quello più fedele e devoto, trova davvero una possibile strada di redenzione e di pace, un tentativo di darsi risposte che forse non sono quelle giuste ma che sono le uniche in circolo o, in ogni caso, tra le più convincenti e sincere: «Milioni di mondi esistono ancora / Miliardi di vite per fallire ancora», ma anche «per provare ancora», canta Contessa in “Calabi-Yau”, vissuta dal pubblico quasi con il fiato sospeso. Da quello stesso album, Aurora, vengono eseguiti, in diversi momenti della serata, anche “Questo Nostro Grande Amore”, esplosiva e graffiante, la romantica e luminosa “Il Posto Più Freddo”, la cinematica e intrigante “Aurora” e la meravigliosa ballata “Sparire”, tra i punti più alti della produzione dei Cani, eseguita da Contessa da solo, seduto al suo piano elettrico, mentre a Bologna, a novembre, era stata eseguita alla chitarra.

Tra sudore, urla, salti e spallate, i pezzi tratti dai primi due dischi sono inevitabilmente i momenti più divertenti e di maggior sfogo del live. Dalle scariche elettriche de “Le Coppie” e di “Hipsteria” alle dolci assonanze della levigata “Wes Anderson”, accolta con un boato dal pubblico, dalle frustate synth-rock avvolgenti di “Post Punk” e de “I Pariolini di Diciott’Anni” alla sentitissima ed esplosiva “Velleità”, per arrivare anche ai momenti più romantici e a loro modo elegiaci di “Vera Nabokov” e di “Corso Triste”, tutto sembra rappresentare un continuo e disforico salto tra passato e presente, da quindici o venti anni fa a ieri e oggi, in un flusso temporale che le canzoni sono in grado di eternare in un’unica e lunga contemporaneità. Tra le sorprese in scaletta ci sono “Asperger”, un brano minore ma interessante registrato in uno split coi Gazebo Penguins tra il primo e il secondo disco, e l’inedita “Squalo Balena”, che Contessa sta proponendo dall’inizio di questo tour estivo, da solo alla chitarra elettrica.
I momenti più avvincenti dal punto di vista musicale e, per certi versi, anche i più poetici per la profondità raggiunta dai testi sono quelli, i più electro del live, di Post Mortem, dal rock burbero e sghembo di “Colpo di Tosse” alla teatrale e soffusa “F. C. F. T.”, dalla catatonica e ipnotica “Nella Parte del Mondo in Cui Sono Nato”, uno dei passaggi più intensi della serata, al folk-pop più gentile di “Un’Altra Onda” e alla tenebrosa e bellissima “Buco Nero”, anche gli episodi più recenti della produzione dei Cani vengono accolti dal pubblico con trasporto e con emozione, di fronte a un numero amplissimo di spettatori – lo show risulta, infatti, sold out poco prima del suo inizio – che vivono questo autore e i suoi brani come un vero e proprio credo a cui “votarsi” in un periodo storico in cui i dubbi, i timori e un pessimismo cosmico – e comprensibile – non possono che avvilire e affliggere.
Ancora una volta acieloaperto offre un grande spettacolo e dimostra di saper gestire sempre molto bene la grande affluenza di pubblico: l’acqua è gratuita e i punti in cui poterla spillare sono tanti e sempre ben visibili, e anche gli stand gastronomici sono ben distribuiti nella venue così da evitare il crearsi di file eccessivamente lunghe. Anche questo show di Contessa si conclude con “Lexotan”, mentre sotto al palco un’ampia parte di pubblico continua a saltare e a cantare senza sosta, quasi come per respirare, trattenere e poi rilasciare quelle sillabe e quelle note nel modo più epico che si possa, per provare a far propri versi come «La nostra stupida, improbabile felicità / La nostra niente affatto fotogenica felicità».
Quello dei Cani è un modo di raccontare il contemporaneo con occhi vigili e sempre molto (auto)ironici: ogni concetto viene amplificato dai giochi di parole, dalle rime e da quei “capricci” linguistici che risultano tra le caratteristiche più intriganti dei brani di Contessa, il quale, da sempre, prova a raccontare la bellezza e il delirio in cui tutti siamo catapultati, sparati in mezzo a questa galassia a migliaia di km/h ogni giorno, senza riuscire a capire davvero dove siamo diretti e quale fine faremo. In serate come queste, però, ci sentiamo tutti più uniti.

Live report di Samuele Conficoni. Foto di Noemi Giugliano. Qui la fotogallery completa del concerto.
