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Satantango, quando il riverbero sposa la grande canzone italiana
Cari lettori di Kalporz, perdonatemi se il titolo sembra fuorviante o manchi di rispetto a quelli che sono qui per carpire le ultime mosse di un nome importante come i White Lies: ci arriveremo.
Perchè questo report si apre con una (doppia) delusione. La rinuncia di una next big thing come i Bleech 9:3, causa un impegno radiofonico inderogabile in patria. E essermi fondamentalmente perso, finendo tardi al lavoro, il set di una piccola grande band nata qualche anno fa grazie a una coppia di cantanti/chitarristi cremonesi, Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi, che hanno pubblicato l’omonimo debutto Satantango (libro e film usciti a metà anni novanta incentrati sul collasso di una fattoria collettiva ai tempi della fine del comunismo in Ungheria) per Dischi Sotterranei lo scorso 5 Dicembre 2025.
Detto che è un’etichetta che non sbaglia un colpo, dai Post Nebbia ai Laguna Bollente passando per Jesse The Faccio, meraviglia dei ragazzi la capacità di trattare nostalgia e disillusione in modo universale con testi poetici, cronaca (in “9.11”, da primi Beach House), la settima arte inghiottita dalla modernità (“Cinema Tognazzi”). Con un brano su tutti, “Gioventù Amore e Rabbia”, a inondarci di emozioni, tra la citazione di “Boys Don’t Cry” e le storie che ci raccontavano i Baustelle meno inflazionati, o ancor prima i Matia Bazar.
Tra epica nu-gaze (“Permafrost”) e reminescenze di Sarah Records, in particolare i Blueboy e i Field Mice come in “Villa Alluvioni”, siamo di fronte a un talento più unico che raro nel panorama italiano, ripetendo il caso Glomarì – a dire il vero lei in giro da tempo – alla prima di Acieloaperto. Incontrati a fine serata mi anticipano che uscirà un nuovo singolo in autunno, dove speriamo di rivederli all’opera questa volta…dopo le 20.20.

Squarci di big music rivivono nei White Lies della maturità
Alle 21.30 guadagna il palco della Rocca Malatestiana di Cesena il nome più atteso, salutato dall’entusiasmo di un pubblico caloroso e festante, quello dei White Lies.
Harry McVeigh, voce e tante belle chitarre, con il bassista Charles Cave, Jack Lawrence-Brown alla batteria e il tastierista Tommy Bowen danno vita a un concerto energico, forte di un buon ritorno discografico con Night Light e di una serie di pezzi manifesto del revival new wave iniziato più di venti anni fa e che non finisce di calamitare attenzioni.
Partiti come dei cuginetti degli Editors, nel debut To Lose My Life… del 2009 prodotto da Ed Buller, offrono nell’ultimo disco un sound più organico fatto di chitarre incisive, synth avvolgenti e ritmi che intrecciano post-punk e atmosfere sperimentali, esplorando temi di crescita emotiva e introspezione. Dopo il sold out ai Magazzini Generali dello scorso inverno e la data veronese di giugno si nota il grande feeling creato con il pubblico italiano, e anche la serata di Cesena ne è piena testimonianza.
Quello che però arriva alle mie orecchie, che non sono un fan e mi dedico a altri generi, è un sound potente che oltrepassa l’introspezione del dark cercando piuttosto l’eleganza new romantic, o gli anthem da big music di un Once Upon A Time firmato Simple Minds (“Big TV”) o dei Duran Duran epoca Warren Cuccurullo (“Unfinished Business”).
Sicuramente un upgrade rispetto all’ascolto su disco dei White Lies, con la chitarra più in evidenza, l’accompagnamento degli spettatori in visibilio per “Bigger Than Us” o la (sempre bella) “There Goes Our Love Again” ma anche su cambiamenti di programma come l’acustica e sognante “Night Light” o il funk esotico di “Tokyo”.
Acieloaperto conferma, ventiquattro ore dopo il sold out dei Cani, l’eccellente organizzazione e la simbiosi con il suo pubblico, impaziente di vedere ora Mannarino, al Parco Fluviale di Santa Sofia domenica 2 Agosto, e i Subsonica, sabato 22 Agosto a Villa Torlonia a San Mauro Pascoli.
(Matteo Maioli)



