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Umberto Maria Giardini, Locomotiv, Bologna, giovedì 7 maggio 2026
C’è un’integrità senza compromessi in Umberto Maria Giardini: quella di chi vuole continuare a suonare la propria musica con passione e umiltà, al di fuori dei “giri che contano”, con risultati peraltro ottimi. Ha alle spalle una carriera quasi 30ennale e una discografia molto popolata (12 album sulla lunga distanza), da fare invidia a qualunque cantautore. Per di più il suo ultimo lavoro, “Olimpo Diverso” ha una freschezza e una convinzione difficile da trovare in giro.
Giovedì scorso al Locomotiv, Umberto Maria Giardini ha dimostrato tutto ciò davanti a un pubblico che lo ama davvero molto. Ha con sé una band bravissima, molto elettrica e psichedelica (di fatto è il gruppo con cui ha inciso l’album), composta da ragazzi che probabilmente non erano nati quando uscì il suo primo “Natura in replay” (1999, a nome Moltheni). Si tratta per la maggior parte dei componenti con cui lo stesso Umberto Maria ha fatto uscire un album molto hard-rock nel 2024, il side-project Selva Oscura, e più precisamente Enrico Blanzieri alla chitarra, Michele Dallamagnana al basso e pianoforte e Filippo Dallamagnana alla batteria. Con più un altro chitarrista di cui purtroppo non siamo riusciti, nonostante diverse ricerche, a individuare il nome (magari in una prossima review del live report lo inseriremo). Se Blanzieri è di maggiore impostazione indie-rock, più forte negli arpeggi (dote dimostrata soprattutto nell’inedita “Giugno”, dalle tinte à la Teenage Fanclub), il chitarrista alla sinistra di Giardini usava suoni più saturi e tendenti al grunge (esempio nel finale di “Alba Boreale”). In ogni caso l’impatto concertistico è stato veramente importante. Su tutto la voce di Umberto Maria si è stagliata chiara e potente (a parte qualche problema iniziale di larsen che può sempre accadere), e la sua figura è stata quella di un frontman che si imponeva e sottraeva allo stesso tempo. Forte e gentile. Un anti-eroe, insomma.
La serata si è dipanata all’interno di tutto l’ampio repertorio di Umberto Maria Giardini, ad esempio “Andromeda” da “Mondo e Antimondo” del 2023 e – come ricordato prima – “Alba boreale” da “Futuro Proximo” (2017), con un focus particolare, ma non esclusivo, all’ultimo, bellissimo “Olimpo Diverso”. E quando alla fine, nei bis, la band si è congedata con una interminabile, ipnotica e trascendentale “Frustapopolo”, beh, si era da un lato contenti di aver visto un artista ancora al massimo della sua forza artistica e dispiaciuti perché il live era terminato.
Visto che la serata bolognese era l’ultimo concerto del tour primaverile, speriamo di poterlo vedere anche quest’estate, da qualche parte nella nostra martoriata nazione.

(Paolo Bardelli)

