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#tbt #throwbackthursday
La rinascita del folk americano degli anni Zero
Sarà stato il nuovo album (sempre eccezionale) dei Great Lake Swimmers (“Caught Light“, uscito lo scorso 10 ottobre), l’autunno, non so ma mi è tornato in mente quel periodo tra i primi anni 2000 e la metà degli Anni Zero in cui la musica folk americana si è reinventata.
Il sottobosco che portò alla luce musiche semplici ma profonde nate tra coffeehouse, negozi di dischi e grandi spazi non era revivalismo, ma riscoperta, mentre il mondo si perdeva in altri lidi sonori questo “movimento” non organizzato, senza manifesti, etichette comuni si rivelò ai più attenti.
Una costellazione di cantautori che trattavano le parole come confessioni e la melodia come una compagna di viaggio, tra gli altri i già citati Great Lake Swimmers ma anche The Barr Brothers, Damien Jurado, M. Ward, Josh Ritter, Joe Pug fino a Hiss Golden Messenger portarono sprazzi di intimità e ‘debolezza’ del cuore in un momento dove il “rumore” era dominante.
Le loro canzoni non gridavano: sussurravano verità che restavano a lungo, anche dopo la fine della musica.
Artisti che sussurravano umanità: Great Lake Swimmers, The Barr Brothers e oltre
I Great Lake Swimmers, canadesi guidati da Tony Dekker, costruivano paesaggi descritti da una musica che sapeva di tramonto e dolcezza. The Barr Brothers, con arpa e percussioni artigianali, fondevano radici e sogno, intrecciando bellezza e ruvidezza, mentre Damien Jurado raccontava i soli e i perduti, con una voce dolce e calda.
M. Ward, narratore gentile, a metà tra presente e passato, stendeva trame emozionanti e Josh Ritter con la sua scrittura letterari, l’ironia e la malinconia trasformava piccole storie in canzoni.
Joe Pug invece ci regalava una poesia operaia, sincera e senza orpelli, mentre Hiss Golden Messenger mischiava gospel, country e blues in qualcosa di profondamente umano e spirituale.
Il bello di una rivoluzione silenziosa
Questa fu la colonna sonora di una rivoluzione silenziosa : la riscoperta della lentezza, del senso della bellezza nell’imperfezione. Questi artisti, ma ancora oggi, ci ricordarono che l’autenticità non invecchia mai e che un verso ben scritto può ancora fermare il tempo e farci sognare.
Qui una playlist per ascoltare ciò che spesso dimentichiamo: in un’epoca di urla, la verità più pura parla sottovoce.

