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Sam Sala ha appena annunciato l’uscita del suo EP di debutto “Diathomee”, in arrivo il 10 novembre 2025 anticipato dal promettente singolo “Marching” uscito il 30 settembre . Il progetto intreccia pratiche sonore e visive, traendo ispirazione concettuale dalle diatomee, microscopiche alghe che costituiscono la base della catena alimentare marina. Così come questi minuscoli organismi incarnano l’equilibrio fragile degli ecosistemi naturali, Sam costruisce le sue composizioni a partire da ritmi ipnotici e ciclici, che ne rappresentano l’ossatura musicale.
Originario di un piccolo paese sulle rive del Lago di Como, Sam Sala è produttore, compositore e percussionista. Il paesaggio lacustre ha segnato profondamente la sua sensibilità musicale, che si nutre di droni lo-fi, registrazioni ambientali e percussioni manipolate, dando vita a composizioni caratterizzate da ritmi ossessivi e stratificazioni sonore dense. La sua ricerca esplora le texture del mondo naturale, catturandone suoni e immagini per costruire collage immersivi, dove nebbie e atmosfere cupe si intrecciano a suggestioni eteree, oniriche e luminose.
Oggi di stanza a Bruxelles, Sam continua ad ampliare i confini della sua pratica artistica, creando esperienze audiovisive originali che risuonano con la complessità e le sfumature dell’ambiente che lo circonda. Negli anni ha collaborato con numerosi artisti e band, affermandosi anche sul piano performativo dal vivo.
Per accompagnarci attraverso il processo creativo dietro il suo EP di debutto, si è raccontato attraverso il nostro format 7 ispirazioni.
1. Monte San Primo (1682m s.l.m.). Guarda
La montagna in cui ho trascorso gran parte della mia infanzia è diventata, con il tempo, una sorta di matrice emotiva. Un luogo che ho imparato a conoscere in ogni sua trasformazione, tra le stagioni. D’estate quel paesaggio si apre alla vita: l’aria è fresca, i suoni sono vivi, gli animali popolano ogni spazio. D’inverno invece tutto si contrae, si irrigidisce, come se la natura entrasse in un respiro sospeso. Qualche anno fa, camminando verso la cima, mi sono imbattuto in un piccolo lago ghiacciato. Sotto quella fragile crosta trasparente ho intravisto un mondo vivo, in attesa — un’eco che si è poi trasformato nella traccia Frozen Lake 1682. La texture naturale è un elemento ricorrente nel mio linguaggio visivo. Attraverso un microscopio esploro superfici invisibili all’occhio nudo, alla ricerca di paesaggi interiori. Mi interessa la tensione tra ciò che pulsa e ciò che si ferma: tra la vita, il movimento, la trasformazione — e la stagnazione, la memoria impressa, ciò che lentamente si corrode.
2. Approccio primordiale, istintivo e materico. 
“Diathomee” nasce dal desiderio di instaurare un rapporto tattile con la musica elettronica. Pur lavorando attraverso il computer, ho cercato di introdurre strumenti dal carattere fisico e immediato — come il Minibrute, il Moog DFAM e il Soma Enner — per restituire al suono una dimensione manuale, quasi artigianale. Lo stesso principio guida anche l’aspetto visivo: l’utilizzo del microscopio e l’ossidazione di lastre di ferro per il supporto fisico dell’album sono gesti che rendono la musica visibile, materica, viva. L’approccio primordiale al lavoro, più istintivo e in un certo senso anche meno tecnico, come ritrovo nei lavori di Russell Mills (artista che ha lavorato molto con i Nine Inch Nails, le cui sonorità sono di significative ispirazioni), Alberto Burri e Antoni Tapies è alla base del progetto.
3. It’s magic birds fly they disappear or mysteriously die… 
4. Drums come fondamenta
Tutto inizia da parti ritmiche, lente, ossessive, riflessive. Essendo batterista e percussionista è la cosa che mi viene più naturale durante la stesura di un brano. E soprattutto è ciò che mi fa sentire più a mio agio.
5. Metal
Non posso dire che sia un album metal, ma posso dire che sia stato influenzato da tutto ciò che è noise, chitarre distorte, doppio pedale, atmosfere oscure con un forte senso di tensione. L’ultimo mixtape che ho curato per RadioRaheem in Triennale a Milano lavora proprio in questa direzione, celebrando batteristi e musicisti in ambito metal, rock, industrial che hanno portato tutta la loro energia in progetti solisti.
6. Appartenenza
Dopo diversi percorsi tra orchestra (come formazione) e band, Diathomee rappresenta il primo confronto con una dimensione completamente solista. Un passaggio che mi ha permesso di esplorare nuovi spazi di libertà, ma soprattutto di rapportarmi con le mie emozioni e sentimenti soppressi. Trasformare questo in parte del linguaggio sonoro è sicuramente terapeutico. Il tema dell’appartenenza attraversa tutto il progetto in modo sottile. Spesso mi sento in bilico, fuori posto, ma proprio da questa condizione nasce il desiderio di creare: una ricerca di equilibrio tra ciò che evolve e ciò che resta, tra instabilità e forma.
7. Sette aggettivi per descrivere la natura. Guarda
Silenziosa, violenta, brutale, erosa, bruciata, fragile, oscura.
