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Hooverphonic, Elysée Montmartre, Parigi, 8 ottobre 2025.
Hooverphonic e Geike Arnaert: trent’anni di classe e memoria sonora
All’Elysée Montmartre si respira l’aria delle grandi occasioni: gli Hooverphonic tornano nella loro forma più classica, con Geike Arnaert di nuovo al microfono dopo anni di assenze e cambi di rotta. È un ritorno che profuma di casa — per la band e per chi li segue da sempre.
Chi scrive li aveva visti per la prima volta nel 2001, in un Pistoia Blues memorabile: Goldfrapp, Hooverphonic, Emir Kusturica & The No Smoking Orchestra, David Byrne — un’altra epoca, un altro mondo. Oggi, più di vent’anni dopo, il trio belga celebra trent’anni di carriera con un concerto che attraversa ogni stagione della loro musica: da The Magnificent Tree fino agli esordi ancora firmati “Hoover”. Due ore e venti di viaggio sonoro che raccontano come si possa crescere senza smarrire la propria identità.
All’Elysée Montmartre un viaggio tra trip hop, archi e cinema
Alex Callier, anima creativa e fondatore, guida la serata con ironia e naturalezza, parlando in perfetto francese e intrecciando aneddoti e ricordi tra un brano e l’altro. Il suono si muove fluido tra elettronica, trip hop e orchestrazioni pop dense di archi e violoncelli, sempre con lo sguardo rivolto al futuro. È la cifra estetica del gruppo: un’eleganza cinematografica che li ha spesso portati a dialogare con il grande schermo, da 2Wicky (in Io ballo da sola) a Eden e Mad About You.
Un duetto per una serata intima
E quando pensi che la serata abbia già detto tutto, arriva il momento più inatteso: Geike duetta con Alain Chamfort in una struggente Le temps qui court, ponte generazionale tra la chanson e la raffinatezza belga. Un finale che chiude il cerchio — delicato, malinconico, perfettamente Hooverphonic.
(Davide Cavalieri)

