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I Nada Surf a Milano, una piacevole abitudine
Non si poteva mancare al concerto dei Nada Surf di mercoledì 17 settembre al milanese Legend, ormai appuntamento annuale da quelle parti, come le uscite della band di New York. Ad aprire la serata spetta prima ai Lowinsky: la formazione bergamasca guidata da Carlo Pinchetti ha presentato il suo nuovo disco “Alice Inizia a Capire”, mostrando un indie rock dal suono lucido, preciso e ovviamente ruvido come deve essere. A seguire i The Cle Elum, duo indie pop di Chattanooga con in aggiunta il tastierista dei Nada Surf, che ha tirato fuori, tra synth morbidi e ritmi misurati, un set notevole.
Appena sul palco i Nada Surf sono partiti con “Second Skin”: la chitarra pulsante di Daniel Lorca, la batteria insistente di Ira Elliot e la voce di Matthew Caws hanno costruito un brano incalzante e liberatorio. La setlist ha coperto il meglio della carriera dando anche ampio spazio all’ultimo lavoro, tra cui hanno spiccato “In Front of Me Now” e la title track “Moon Mirror”.

Tra grandi hit e cover da maestri, una band essenziale che arriva al cuore
Ovviamente tutti aspettavano le hit, e quando è arrivata “Inside of Love”, immancabile e sempre magnifica, è stato un colpo al cuore. Ancora l’ultimo lavoro con l’intima “Killian’s Red” che ha fatto strada all’energia di “Intel and Dreams”, un brano che per i Nada Surf si discosta dal resto della produzione per l’uso della chitarra noise e grunge. Altre composizioni come “Losing” mantengono un suono ‘classico’ con la riconoscibile dolcezza unita al ruvido suono della chitarra e così “Mathilda” e quella “Blonde on Blonde” diventano brani essenziali, di cui non si farebbe mai a meno.
L’enorme “Blizzard of 77” suonata senza amplificazione, quasi per smitizzarla e darne una nuova veste, fatta di voci, batteria e chitarre acustiche, è stata resa in versione intima. La cover di “Where Is My Mind?” ha riportato frizzantezza alla performance fino alla conclusiva e classicissima “Popular”, degno finale (da anni) del set di uno dei gruppi che (grazie al cielo) rimane un saldo detentore di un suono necessario e imprescindibile.

