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Aaroj Aftab @ Stadio dei Pini, Milano Marittima, Ravenna Festival, 09/07/2025
Il jazz-folk sognante di Arooj Aftab approda a Milano Marittima all’interno della rassegna del Ravenna Festival in una cornice affascinante com’è quella dello Stadio dei Pini durante una serata sorprendentemente fresca. Accompagnata da Petros Klampanis al contrabbasso, da Engin Gunaydin alla batteria e da Michael Haldeman alla chitarra, Aftab dà vita a uno show emozionante e intenso. Se la musica della cantante pakistano-statunitense ha le sue radici più evidenti in quella tradizionale del paese delle proprie origini, non meno rilevante è l’influenza che il jazz e il folk dell’anglosfera e la classica contemporanea occidentale rivestono nelle sue composizioni e nelle sue performance. A modellare la scaletta, una decina di brani per un’ora piena e appassionata, sono gli ultimi suoi due lavori solisti, Night Reign, del 2024, e Vulture Prince, del 2021, quest’ultimo il suo terzo album in studio e quello che probabilmente più di tutti gli altri l’ha resa famosa in tutto il mondo.
Le canzoni di Aftab, ci ricorda lei stessa con sagace ironia in uno dei non rari interventi effettuati tra una canzone e l’altra, non sono ispirate tanto dai testi sacri quanto dal ritornare a casa ubriachi dopo una serata allegra o deprimente o dal dover fare i conti con la propria routine o con la propria vita di coppia dopo che in un pub si è incrociato lo sguardo di qualche intrigante sconosciuto che non si è voluto o potuto conoscere. Non amo spiegare di che cosa parlano i miei componimenti, continua Aftab, ricordando a tutti quelli che pensano che abbiano le radici in chissà quale teoria filosofica o in chissà quale tomo religioso che si tratta quasi sempre di brani nati da situazioni concrete e profondamente terrene. Che poi questi brani permettano al pubblico di entrare in una dimensione quasi religiosa e a tutti gli effetti divina è un’altra storia, e siamo certi che Aftab sia ben conscia di ciò. È per questo che sembra provare gusto nello scherzare col pubblico in merito a ciò, quando, per esempio, dice che è fondamentale vivere la sua musica con la più totale leggerezza del corpo e della mente: sentitevi liberi, dice con un sorriso quando lo spettacolo è iniziato da poco, di scatenarvi o di cadere in un’ipnotica meditazione a patto che ciò sia veramente quello che la sua musica ci indica.
Aftab ci racconta che il suo ultimo LP, Night Reign, è stato composto pensando agli errori e alle scelte irrazionali che si possono commettere di notte, ma specifica, sorridendo, che chi ha preso la decisione di essere qui con lei stasera ha fatto sicuramente la scelta giusta. Lo spettacolo inizia proprio da alcuni brani tratti dallo splendido Vulture Prince: l’intensità e il calore che, grazie al trasporto e all’estasi con cui Aftab li vive, emanano “Suroor” e “Baghon Main” conducono da subito il pubblico in un’altra dimensione. La meravigliosa voce di Aftab si inerpica o si piega in curvature suggestive e coinvolgenti, dialogando con gli strumenti che ha al suo fianco e lasciando spesso spazio a momenti in cui sono la chitarra, il basso o le percussioni a essere al centro, evidenziando il talento cristallino dei musicisti che sono sul palco insieme a lei. Anche i successivi episodi presenti nella setlist tratti dallo stesso disco, come “Last Night” e “Saans Lo”, sono altrettanto potenti, e Aftab li vive e li esplora con una convinzione e con una commozione tali da contagiare il pubblico e mantenerlo sotto ipnosi dal primo all’ultimo minuto.

Come dimostrano le frequenti interazioni con il pubblico, che ringrazia con sincera e grata umiltà in più momenti dello show, Aftab è in good spirits per tutta la serata. Durante “Whisky”, un numero seducente e polveroso tratto da Night Reign, mentre le incalzanti linee di contrabbasso e di chitarra e la trapunta ritmica che proviene dalla batteria disegnano contorni sublimi intorno ai vocalizzi levigati e appassionati di Aftab, vengono offerti shot di whisky al pubblico, situazione che si ripeterà verso la conclusione dello spettacolo. I brani tratti dall’ultimo disco sono eseguiti e interpretati anch’essi con dedizione ed entusiasmo. Oltre al già citato “Whisky”, spiccano episodi appassionanti e dalle sfumature mistiche come “Raat Ki Rani”, “Aey Nehin” e “Bolo Na”, il cui andamento ritmico, amplificato e cesellato dalla performance vocale di Aftab, colpisce in profondità come un martello senza ledere o ferire ma, anzi, accrescendo quella sensazione di sogno sconfinato nella quale siamo immersi. La conclusione dello show è affidata all’altrettanto onirica “Mohabbat”, le cui onde percussive e melodiche lasciano il pubblico in preda a un sentimento di meraviglia e di pacificazione soddisfacente e raro.
Aftab canta in urdu e in inglese, dando vita, in questa fusione e contorsione delle lingue, a un’atmosfera dai contorni misteriosi e seducenti. Tra un pezzo e l’altro sorseggia un bicchiere di vino e a turno, dopo ogni momento in cui la chitarra, la batteria o il contrabbasso hanno eseguito un assolo, concede applausi sentiti e vigorosi ai suoi compagni di viaggio. L’apporto della band è qualitativamente eccelso: i tre musicisti, infatti, creano un contraltare perfetto e misurato alla voce di Aftab, che si tratti della pioggia di note della dolce e nebulosa chitarra di Haldeman, delle impronte cadenzate e misteriose del contrabbasso di Klampanis o delle tracce rivelatrici e ammalianti che creano la batteria di Gunaydin, che proprio questa sera compie gli anni e che Aftab celebra con gratitudine, invitando il pubblico, prima dell’ultimo brano, a intonare per lui il celebre motivo in italiano, un momento divertente che la performer decide di immortalare con il proprio smartphone.
Quello di Aftab è uno spettacolo capace di farti scorgere il divino nei luoghi e nei momenti anche più umili e comuni, permettendoti di immergerti in una dimensione sovrumana e ascetica nella quale, finalmente, puoi fare i conti, schiettamente e onestamente, con te stesso e con il mondo. A rendere possibile ciò è la sua magistrale voce, lo strumento che più di ogni altro riesce a far entrare chi l’ascolta in uno stato di trance da cui non si vorrebbe più uscire, ma non sono mai in secondo piano le sublimi litanie che i musicisti che l’affiancano costruiscono magistralmente. Conscia di queste peculiarità Aftab disegna una scaletta pregevole e coerente che pesca a piene mani dai suoi ultimi due dischi solisti: la passionalità sincera con la quale Aftab abita e interpreta queste canzoni, scendendo al loro interno fino a trasformarsi lei stessa in loro, sono il regalo più prezioso di una nottata come questa.

(Samuele Conficoni)
