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Il talentuoso Arssalendo, producer e songwriter romano, negli ultimi anni ha conquistato la scena indipendente italiana con l’album “Tutti ammassati senza affetto“.
Dopo un 2024 di ricerca, personale e artistica, e di sperimentazione, ha rotto il silenzio col suo singolo “1Respiro”, per poi pubblicare il seguito, “Puoi chiamare se hai paura”, album pubblicato il 21 marzo e distribuito da Artist First. È il primo disco di canzoni in senso più convenzionale di Arssalendo, anticipato da altri due singoli da cui si intravedeva questo diverso approccio (“Sole sulla pelle” e “Diventa grande poi passa”).
L’album è un lavoro che, per quanto intimo, è soprattutto corale, che mette al centro del discorso l’importanza degli affetti e dei legami umani intorno all’artista. “Il periodo lontano dalle scene è stato fondamentale per lui per riprendere i fili di quelle relazioni più sincere e quotidiane, lontane dalla frenesia del mondo discografico”, si spiega nella presentazione del secondo album.
Per ripercorrere la genesi di “Puoi chiamare senza paura”, Arssalendo si è raccontato attraverso 7 ispirazioni di questo suo atteso secondo album.
1. Ciao
Un piccolo alimentari in centro a Roma che vende vini naturali. Si chiama Ciao, e ho iniziato a frequentarlo praticamente ogni giorno dopo la fine del tour di “Ma tu ci tieni a me?”. Nella piazzetta appena fuori ci ho preso sbronze, conosciuto persone e fatto mille discorsi. È diventata una seconda casa.
2. Sufjan Stevens, “Carrie & Lowell”
Non vado mai al mare d’estate, troppo affollato. Ad agosto ho questa specie di desiderio masochista di rimanere a Roma con le serrande abbassate e girare con il sole che mi squaglia le suole delle scarpe. Due estati fa lo facevo continuamente con in cuffia Carrie & Lowell di Sufjan Stevens. Mi dava un senso di pacifico smarrimento.
3. Fiat Panda bianca
Oltre essere la mia macchina, è anche la macchina con cui siamo andati in tour con Chiara (Bluem): in quattro, strettissimi, ammassati negli spazi tra uno strumento ed un altro. È stato un bel tour, ho conosciuto persone bellissime e, soprattutto, in quella macchina ho iniziato ad immaginare una serie di canzoni (vedi: Braccio, unghia e polmone).
4. Fontaines DC
Sicuramente il gruppo che ho apprezzato ed ascoltato di più negli ultimi anni. Skinty Fia in particolare mi ha aperto un mondo su melodie e testi.
5. Le architetture
Tra tutte le cose che mi frullavano in testa nei due anni di scrittura, c’era la relazione tra i rapporti personali e gli spazi urbani che li ospitano. Ogni volta che andavo in una città diversa cercavo di studiare le persone che la abitavano e come ci si relazionavano.
6. Il mercato
Quasi ogni mattina durante la scrittura dell’album mi svegliavo e andavo a fare la spesa e prendere un caffè al mercato rionale sotto casa mia. Ci ho passato veramente tanto tempo dentro.
7. Chandra Candiani
Ho accompagnato la scrittura dell’album con la lettura di poetesse italiane. molte mi hanno colpito ma soprattutto la Candiani con “Pane nel bosco”: una raccolta che mi ha aperto in due e ricomposto varie volte. Da quando l’ho letto ce l’ho sempre sul comodino.

