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“Love You All Over Again”, nono album da studio per i Tunng, primo in cinque anni, segna un ritorno alle radici senza rinnegare quella ricerca sonora che li ha sempre caratterizzati.
Le delicate chitarre acustiche, l’originale utilizzo dell’elettronica, le voci sussurrate sono tutti gli elementi a cui ci hanno abituato creando un suono familiare. Con questo lavoro sembrano voler rinnovare quello che hanno creato venti anni fa: elementi folk, indie e sperimentali si intrecciano perfettamente, dando vita a un’esperienza unica che non si discosta da quello che erano nel 2006, certo rinnovandola ma è come se avessero deciso di rivisitare i loro primi lavori, rendendone un omaggio e creando un senso di continuità ed evoluzione, mostrando che negli anni sono cresciuti come artisti ma il loro suono originale rimane invariato.
Entrando nei testi si trova quella poetica introspettiva riguardo temi come l’ amore, la perdita e l’inesorabile passare del tempo. La voce di Genders ne trasmette perfettamente la profondità e la vulnerabilità ovviamente supportata da melodie difficili da dimenticare.
Brani come “Everything Else” che con i suoi tanti “Why” cerca di dare una risposta più vicina alla realtà del perchè si fa arte,musica e non si smette mai ‘nonostante…’ oppure con la stramba “Sixies” o ancora con il singolo “Didn’t Know Why”, brano molto cadenzato e delicato il cui testo nasconde versi pieni di rabbia (“Wake up in the morning / Everybody eat your lungs and heart”). Nello specifico ritroviamo Jenny, protagonista dell’album “Comments of Inner Chorus” del 2006, ma questa volta ha perso ogni traccia di romanticismo, la Jenny di oggi è in fase di autodistruzione quasi totale.
“Deep Underneath” dall’arpeggio ipnotico, è la canzone da ricordare, sia per l’accattivante melodia che per il bel testo poetico : “Time is all we ever were/Lying on the grass with lights in our mouths”.
La chiusura dell’album con la delicata e strumentale “Coat Hangers” è il perfetto finale per un album che conferma il talento e la creatività di Mike Lindsay, Sam Genders e Ashley Bates che dando un deciso sguardo al passato riescono ancora una volta a sorprendere pur rimanendo fedeli a se stessi.
78/100
(Raffaele Concollato)

