EVA, la collaboratrice di Solange, Robyn, Blood Orange prodotta da un italiano
Redazione
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Eva Tolkin aka EVA torna con il video di “Honeycomb”, brano prodotto da Alessandro Degli Angioli aka Alex Vx, nostra vecchia conoscenza, già compositore e producer dei progetti M+A e Santii .
La vocalist canadese ha un background davvero invidiabile. Attualmente è parte della backing band di Blood Orange e in passato ha accompagnato in tour Solange (che l’ha scoperta e lanciata nel mondo musicale dopo averla conosciuta in un set fotografico a Brooklyn), Robyn, Lykke Li e Charli XCX e la sua voce è nei credits di album e tracce di How To Dress Well, Autre Ne Veut, e dello stesso Blood Orange che l’ha voluta come seconda voce nei brani “Sandra’s Smile” and “Charcoal Baby” di “Negro Swan”.
Di recente EVA che aveva esordito con un EP nel 2017, si era fatta notare per un altro singolo, “Touch Me”, prodotto da uno dei guru del movimento PC MUSIC, come Danny L Harle.
Questo l’ammaliante video di “Honeycomb”, diretto dall’artista Courtney Brookes.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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