[Scoutcloud] Irmão Victor, il “Cronópio” psichedelico


Foto di Eduardo Posso Jr. Lima

Marco A. Benvegnù, meglio conosciuto come Irmão Victor, è un musicista brasiliano eccentrico, stravagante, tropicalista. Il titolo del suo ultimo (e terzo) album in studio, “Cronópio?” (gennaio 2018), è una dichiarazione d’intenti : i Cronópios, parola inventata dallo scrittore argentino naturalizzato francese Julio Cortázar , sono “coloro che, se si lavano i denti alla finestra, spremono tutto il tubetto per veder volare al vento festoni di dentifricio rosa; se sono dirigenti della radio fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno; se incontrano una tartaruga le disegnano una rondine sul guscio per darle l’illusione della velocità”. Così Italo Calvino definiva l’invenzione letterararia di Cortázar. E Benvegnù, nella veste di Irmão Victor, ricerca proprio la sua natura anticonformista, a Som do Som racconta “i Cronópios mi sembrano essere, nel libro di Cortazar, quelli che incarnano il temperamento artistico, proprio perché hanno queste caratteristiche di essere sensibili e fantasiosi. L’album è un po’ come me se mi stessi chiedendo se sono uno di loro”.

Il lavoro è quindi una sorta di girovagare creativo ed esplorativo o come direbbero i romantici tedeschi di fine settecento un vagabondare tra “Wandern” (esplorare) e “Lust” (desiderio) : in viaggio, tra Porto Alegre e Florianopolis, Benvegnù ha scritto, pensato e suonato le canzoni fantasticando da un luogo all’altro. Questo eterno errare bizzarro e curioso ha dato vita a un’esplosione cangiante di suoni, impressioni, idee e lingue (brasiliano, francese, italiano e inglese). In bilico tra pop tropicalista, sperimentazione free, psichedelia e intimismo acustico.
Un insieme di suggestioni sonoro così potente, che è arrivato anche in Europa : la Pop Supérette, etichetta discografica francese, ha – da poco (il primo settembre) – pubblicato (per ora solo digitalmente) una raccolta omonima, “Irmão Victor”, selezionando le canzoni più belle di tutto il percorso artistico di Marco A. Benvegnù, “dodici canzoni di bellezza contagiosa in un album ‘perfetto’ dall’inizio alla fine” (nessuno riempitivo)” recita la nota stampa. Ed è effettivamente così.

(Monica Mazzoli)