Primavera Sound, Barcelona, 2 giugno 2016

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Tra le grandi novità di quest’anno per elevare il numero di km medi (si parla di 22) percorsi nella singola giornata per trascinarsi da un palco all’altro, il Primavera Sound ha introdotto il Beach Club. L’area adibita a svacco e sballo si raggiunge da un ponte che sembra portare verso il nulla e apre prestissimo per offrire un po’ di spiaggia ai più temerari, anche se in realtà l’area balneabile è recintata per ovvi motivi di sicurezza.
Erol Alkann e Floating Points aprono le danze per chi è ancora in after, ma la gente inizia ad arrivare al classico orario da habitué, alle 16. E non si scherza perché la giornata da spiaggia entra nel vivo con Todd Terje, in versione super italo-disco e Jessy Lanza appena risvegliatasi dalla lunga notte del Barts.

Dalla parte opposta gli Algiers inaugurano il palco Heineken con il loro post-punk dal retrogusto soul che forse non è ancora pronto per un palco così grande, ma riesce a coinvolgere almeno le prime file. La giornata potrebbe finire già qui, ma si passa ad atmosfere più rilassate e adulte con Cass Mc Combs che torna dopo anni al Parc del Forum e dà un saggio di alta classe cantautore, benché a tratti compassata. Gli orari iniziano a incastrarsi in maniera drammatica come da tradizione e bisogna come sempre calcolare al minuto le pause birra.
Ci si fa un’idea veloce di Car Seat Headrest che parte da solo in semiacustico annoiando chi ha poco tempo per viversela bene e si va subito dall’altra parte del parco. I Beak> di Geoff Barrow dei Portishead fanno da sottofondo motorik al tramonto nello storico palco Primavera, mentre i Daughter un po’ troppo rilassanti, fanno da preludio agli Air, tra i protagonisti più attesi della line-up di oggi. Non mancano i classici, è una sorta di greatest hits, ma i volumi poco sostenuti e quel piglio tipicamente freddo sembrano un po’ fuori luogo, sia per l’orario che per il palco. Peccato.

Si cambia completamente registro e vibrazioni, per andare a scoprire il primo nome rap del weekend. Vince Staples ha talento, lo dimostra tenendo il palco come un veterano, nonostante la giovane età e infiamma finalmente il palco Pitchfork. Si vorrebbe vedere tutto, ma gli incastri diventano improponibili. Così dopo un assaggio molto chamber di Floating Points da godersi seduti sui gradini dell’arena Ray-Ban, si va a rendere omaggio al maestro John Carpenter che ci trascina nel migliore dei modi nell’oscurità come solo lui può. Un autentico boss e nonostante la maggior parte dei presenti sia nella distesa dei palchi principali per i Tame Impala, i presenti riescono ad assistere col sorriso sulle labbra a uno dei momenti più intensi e indelebili della storia del Primavera Sound. Un paio di brani al vetriolo dei Protomartyr e subito ci si incammina verso il palco Sony che ospiterà l’altra band del giorno.

In attesa dell’evento del giorno, riusciamo a gustarci il pirotecnico dei sempre più consapevoli Tame Impala. Coriandoli, coreografie, chitarre 70s ormai messe in soffitta, per un pop psichedelico da stadio, a tratti ballabile, molto sinuoso e di ottimo impatto. Sembra un’altra band, ma non è detto che sia un male.

Gli LCD Soundsystem hanno annunciato una reunion imprevista e precoce, non hanno ancora pezzi nuovi da presentare, ma va bene così. Anche loro regalano un esaltante greatest hits dove non manca veramente nulla. Non sembrano essere passati sei anni, la band è ancora coesa e sa divertirsi sul palco. Ma soprattutto è la folla a divertirsi. “All My Friends” colonna sonora degli anni Zero fa commuovere tanti vecchi seguaci. Sono le tre inoltrate e si può ancora svariare tra gli Eighties patinati di un Neon Indian molto sbarazzino e le frenesie math dei Battles, immancabili resident del festival quasi quanto gli Shellac o i Thee Oh Sees che tirano giù tutto e le ultime energie sul palco Primavera ex Atp.
Diventa una meta lontanissima il Beach Stage, ma si riescono a trovare le energie residue per ballare sulle selezioni di una delle dj più

Live Highlights:
10:53 – “Oggi inaugura il BEACH CLUB di Bowers & Wilkins. Si parte dal primo pomeriggio con Floating Points, Erol Alkan, Todd Terje e Jessy Lanza. Si accede dal ponte di fronte al palco PRIMAVERA.”

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16:37 – “Ecco la nuova area molto spagnola del Beach Stage”

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16:40 – “Sembra l’alba ma al Beach Stage è già tempo di Todd Terje, sempre più Italo.”

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16:54 – “Al Beach Stage sequestrano le bottiglie d’acqua. Chissà perché”

17:13 – Foto di gruppo: i kalporziani Piero Merola e Francesco Melis, Nicholas David Altea di Rumore, Stefano Mappa aka Smash, il kalporziano di una volta Hamilton Santià in compagnia di Bob Mould. Foto di Nicholas David Altea.

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17:34 – “Il nuovo palco Firestone con i Beach Slang

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18:14 – “Bagno di folla per gli Algiers

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19:17 – “La classe di Cass McCombs precede Car Seat Headrest

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20:12 – “I Beak> al tramonto”

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21:16 – “Gli AIR con sfondo Gomorra”

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22:25 – “Vince Staples: finalmente un po’ di hip hop”

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23:49 – “Dopo i ritmi blandi inizia la cavalcata notturna con i Protomartyr

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1:44 – “LCD SOUNDSYSTEM. Again and again”

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