THE SWORD, “Warp Riders” (Kemado, 2010)

Tira un vento di restaurazione nel mondo del rock duro, metal e non, soprattutto con il ritorno di concetti come concept, progressivo, fantasy che avevamo dati per sepolti già da tempo con un sospiro di sollievo. E se i Manilla Road non se li cagava nessuno negli ’80, perché aspettarsi il ritorno di certa epicità nei ’10?
Eppure questa è l’aria che si respira.
A scalfire il pregiudizio sono arrivati quattro anni fa i texani The Sword ed ora, al terzo album, mandano definitivamente a casa ogni resistenza. “Warp Riders” è un disco terremotante e caldo, figlio di sabba sanguinari e assassini di vergini d’acciaio, densissimo di groove e sventagliate psichedeliche nascoste nei meandri di riff vulcanici. Con la semplice arma della concisione batte a mani basse, a nostro avviso, i prodotti degli ottimi campioni del metal moderno, Baroness e Mastodon su tutti, troppo impegnati ormai a inseguire la parte più nauseabonda del prog dei decenni passati. Gli Sword si sporcano invece le mani col southern rock, invecchiato in botti buone, arrivando in più punti a lambire le rive fangose dei Down (nell’assolo di “The Chronomancer I: Hubris” sembra di vedere il generale Lee in persona suonare un’air guitar). D’altronde se anche un norvegese risulta ridicolo quando si appella ad antichi guerrieri nordici, figuriamoci un texano. Ed infatti l’immaginario degli Sword è più legato al Thor della Marvel che non a quello originale. Ma mettendo da parte il concept, rimangono comunque un suono magmatico, molto più sincero di certo retro-rock promosso a nuova rivoluzione sui blog, e dieci canzoni godibili e potentissime. E tra una sgroppata trash e un boogie indiavolato sbucano anche due singoli più che credibili anche per i non avvisati: la shakespearianamente sabbath-bloody-sabbathiana “Tres Brujas” e quella “Night City”che pare un estratto cazzuto di “Appetite for Destruction” suonato col trasporto umano e il sudore dei Thin Lizzy. Per tacere poi del blues increspato di Hammond di “Lawless Lands” che salda il doveroso conto coi Lynyrd Skynyrd inventandosi un ritornello che chiunque altro sfrutterebbe per scalare le classifiche.
Ancora troppo iconoclasti per il mondo metal che rivendica emoglobina e colpi di scena (ma per quello ci sono i film adolescenziali sui vampiri da reality televisivo). Troppo siderurgici per il mondo indie che fugge inorridito per un raddoppio di plettrata (ma che poi insegue osannando gli ottimi conservatori Black Mountain proprio quando ricalcano con gusto ma senza fantasia il solco di dinosauri che ormai suonano alle fiere agricole di paese). Gli Sword, pur classicissimi, finiscono per fare categoria a sé, guarda caso come gli amici altrettanto visionari e incompromissori Witchcraft e quegli altri inclassificabili degli …And You Will Know Us By The Trail Of Dead con cui erano in combutta agli inizi. Ma se lasciassimo da parte le staccionate e ci rendessimo conto che sono, come erano ai rispettivi esordi i Sabbath, i Maiden e i Guns, semplicemente una splendida rock’n’roll band?Diffidate dei cialtroni da Signore degli Anelli e dei siti musicali patinati buoni a vendere magliette a righe e montature spesse. E fidatevi ciecamente di questi quattro cowboys from hell.
(Lorenzo Centini)

Collegamenti su Kalporz:

…And You Will Know Us By The Trail Of Dead – So Divided
…And You Will Know Us By The Trail Of Dead – Worlds Apart

20 settembre 2010

1 Comment

  1. Aris

    01/10/2010 at 13:36

    Recensione fantastica, una delle migliori mai lette, lo avevo scaricato, ma questo disco serve solo originale.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *