LCD SOUNDSYSTEM, Lcd Soundsystem (2CD, EMI, 2005)

Mentre nelle orecchie gravitano ancora in maniera persistente i suoni e la seducente varietà stilistica della “DFA Compilation #2” ecco presentarsi ai nastri di partenza l’esordio di Lcd Soundsystem alias James Murphy alias 50% della DFA. Ed è immediatamente un tentativo di fuga in solitaria: Murphy propone in un doppio cd tutto ciò che ha finora prodotto. Il primo volume musicale contiene nove brani inediti mentre nel secondo cd sono contenuti tutti i singoli usciti sul mercato dal 2002, compreso “Beat Connection” che figurava anche sulla mastodontica tripla antologia.

“Daft Punk is Playing at My House”, che apre il primo cd, delinea con sufficiente chiarezza l’ideologia musicale alle spalle del progetto: una fusione perfettamente riuscita tra il rock stridente e l’incedere convulso della dance, con una base persistente e tiratissima e la voce di Murphy che si fa ora corposa ora deliziosamente in falsetto. Intervengono a spezzare l’unità dell’impianto freakerie percussive ma il brano si trascina via in un inferno ottundente e coinvolgente. Se l’amore per gli anni ’80 appare in tutto il suo fulgore – ma questo si notava anche nel caleidoscopio edito in coppia con il fido Tim Goldsworthy – si nota comunque un’urgenza per la rivoluzione continua di stili e l’assoluta mancanza di autocelebrazione.

“Too Much Love” ha in sé una cupezza umorale a pochi passi dall’alienazione; musica del disinteresse, verrebbe da apostrofarla. “Tribulations” è una rivitalizzazione disco per languori dark-pop – da notare l’effetto eco appoggiato alla voce, ripresa cocciuta di una moda lanciata, tra gli altri, da Robert Smith -, “Movement” è un punk-blues robotico ed incessante, crasi strabiliante tra memoria e futuro, ipotesi del mondo musicale che sarà, capace di irrompere in un ritornello sconvolgente e di trasformarsi (cosa rarissima!!!) in puro inno, “Never as Tired as When I’m Waking Up” presenta un pop spastico, a pochi passi dai sixties e venato di lisergia gentile, istante onirico subito schiacciato dalla tecnocrazia monotematica e ipnotica di “On Repeat”, in rapido passaggio dalla pacatezza bucolica vagamente hippie alla serialità industriale, sulla quale Murphy dipana una voce serpeggiante e sprezzante. L’industria rimarca la sua figura dominante anche in “Thrills”, nella quale la voce resa spettro dell’autore si scontra con rumorismi, battiti metronomici, percussioni cicliche, per trovare definitiva consacrazione in “Disco Infiltrator”.

A chiudere il primo cd ci pensa la splendida “Great Release”, nella quale le delicatezze pianistiche si vanno a scontrare con la base ritmica prima che la voce inizi a far sentire la sua presenza sotterranea, quasi incorporea. In appena nove brani James Murphy ha dimostrato come si possano far convivere nello stesso lavoro decenni musicali oramai iper-digeriti senza per questo essere neanche minimamente sfiorati dall’accusa di passatismo: perché tutto ciò che si ritrova qui dentro, dal punk al pop, dalla dance a sprazzi di Brian Eno passando per il techno-pop è già proiettato verso il futuro, e non ha intenzione di voltarsi indietro.

Del secondo cd appare più semplice parlare: al suo interno è possibile incontrare nuovamente la crudeltà sonica e le schizofrenie improvvise di “Losing My Edge”, la già citata iperattività di “Beat Connection”, il punk sfrenato di “Give it Up” e l’esasperazione rumorosa e urlata di “Tired”. “Yeah” appare in versione doppia (Crass e Pretentious Version, come recitano le note di copertina), mentre tocca a “Yr City’s a Sucker (Full Version)” mettere la parola fine su questo lavoro epocale.

Un’ora e mezza di intrattenimento intelligente, spesso e volentieri addirittura geniale, mai stancante e meno volte ancora ripetitivo. Era stato annunciato usando paroloni veramente grossi, e si sa che spesso e volentieri questa attitudine porta a cocenti delusioni. Bè, rassicuratevi…non è questo il caso.

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