BETH GIBBONS & RUSTIN MAN, Out Of Season (Go-Beat, 2002)

Lontano dalle derive trip-hop dei Portishead, indietro nel tempo: è lì che Beth Gibbons sceglie di accompagnarci con il suo primo disco solista, realizzato assieme a Paul Webb (già bassista nei Talk Talk) e all’abituale compagno Adrian Utley.

Un suono che sembra uscire da una di quelle vecchie radio d’epoca che ormai si trovano solo nei mercatini d’antiquariato, meravigliosamente retrodatato senza che questo sia un difetto.

Il soffio di vento che introduce “Mysteries” ci conduce, lentamente, verso atmosfere sospese, su languide ballate in equilibrio tra folk e jazz, e la voce di Beth chiede attenzione e silenzio, sussurrando… Mai, nei dischi che la hanno resa celebre, aveva saputo cantare in questo modo, con questa varietà di toni e di atmosfere: basti, ad esempio, il modo pigro, ora sensuale ora disperato, con cui trascina la melodia delle meravigliose “Show” e “Romance”, ricordando Billie Holiday in una maniera impressionante.

Dieci canzoni in grado di regalare suggestioni intensissime: dalla morbida “Sand river” alle dolcezze folk di “Resolve” e “Drake”, dal crescendo finale tipicamente Portishead di “Funny time of year” alla sottile inquietudine che vibra sotto i riverberi e i delay di “Rustin man”, fino a “Spider monkey” (dove sembra di trovarsi di fronte alla migliore Tori Amos, mentre la voce si intreccia in una spirale di nebbia a inserti pianistici degni di Kurt Weill), il suono si fa minimo e dilatato, ed è davvero incredibile come la voce di Beth riesca a farsi strada fino al cuore.

Un’eleganza e una classe davvero senza eguali all’interno del panorama contemporaneo traspaiono dalle dieci canzoni di “Out of season”: lontano com’è dalla depressione di maniera che caratterizzava gli ultimi Portishead, questo è un disco di cui è impossibile non innamorarsi.

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