• SUPERGRASS, Diamond Hoo Ha (EMI / Parlophone, 2008)

    Azione e reazione. I Supergrass si sono bastati la parentesi acustica, fatta di riflessione e contemplazione quasi amara di “Road To Rouen”, e hanno voluto tornare ad antichi fasti, vecchie velocità, bisogno ritrovato di sfogarsi ancora. Nella tracklist c’è una “Rebel In You”, probabilmente non è un caso. Senza apparire mai superati o passatisti, superando…

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  • I Supergrass puntuali come la primavera

    I Supergrass puntuali come la primavera

    Annuncio dedicato a chi sta facendo le tacche sull’albero ai giorni che ci separano dal 21 marzo. Primavera? Naaaaa. Data di uscita del nuovo long playing (vi piace questa definizione retrò?) dei Supergrass. Che si chiamerà “Diamond Hoo Ha” e che è stato registrato in poche settimane a Berlino presso gli Hansa studios, con produzione affidata a…

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  • SUPERGRASS, Road To Rouen (EMI, 2005)

    I Supergrass sono tra i gruppi che rappresentano meglio la vita. La vita che può essere spensierata, alle volte molto dura, a tratti triste, e nel mezzo tutte le sfumature che vanno dalle piccole emozioni alla normalità. Tutte queste sfaccettature sono sempre finite nelle canzoni della band di Oxford, e ogni loro album ha tratteggiato…

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  • SUPERGRASS, Life On Other Planets (EMI, 2002)

    Molti non si saranno nemmeno accorti della loro assenza, e tanti di più non sapranno nemmeno chi sono. Eppure la nuova ondata rock di grupponi e gruppetti neo brit-pop dal destino ancora incerto, un piccolo “grazie” lo devono spendere per i Supergrass, che con il loro rock spensierato ma non stupido, melodico ma non banale,…

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  • SUPERGRASS, I Should Coco (EMI, 1995)

    L’album d’esordio dei Supergrass è fuori di dubbio una delle migliori opere prime degli anni ’90, gemma assoluta nel panorama del cosiddetto brit-pop. Spinti da una carica ed un furore incontenibili, i tre ragazzi terribili di Oxford spaziano mirabilmente fra le grandi tradizioni musicali della terra di Albione. Il punk, ad esempio, è adeguatamente santificato…

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  • SUPERGRASS, Supergrass (EMI, 1999)

    Che cosa diavolo potrei dire per onorare al meglio la prova di questi ragazzi che hanno ormai in mano le sacre chiavi del grande pop? Basterebbe solo una canzone come “Moving” per giustificare i soldi spesi! Giudico questa come la migliore canzone dell’anno, uno splendido compendio di Beatles, Burt Bacharach, John Barry e… Supergrass. E’…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010