[ di Matteo Ghilardi ] Cosa c’è nello zaino di questo viaggio verso l’”Himalaya”? Qualche disco degli Shellac, qualcosa dei One Dimensional Man, l’immancabile “Atom Heart Mother” e “Demon box” dei Motorpsycho.
-
[ di Stefano Solaro ] Alla ricerca del suo lato piú anacronisticamente demodé, Cass McCombs torna ora, a distanza di 2 anni dal precedente “Catacombs”, con un album cupo e indecifrabile, immerso dall’inizio alla fine in uno spleen decadente dai contenuti densi ed enigmatici.
-
[ di Lorenzo Centini ] Così le Vivian Girls abbozzano melodie carine, ma poi le deviano all’ultimo momento lasciandole incompiute: la voce nasale e annoiata dà l’impressione di una che dice “ti amo” e “vado a comprare il pane” esattamente nella stessa maniera.
-
[ di Francesco Melis ] I Pains Of Being Pure At Heart non sbagliano l’appuntamento con il secondo disco, rendendo il loro suono ancora più fruibile del precedente ma senza svendersi.
-
[ di Gloria Annovi ] Per intervistare Paolo Benvegnù, artista colto e raffinato, non c’è bisogno di un pacchetto di sigarette. Paolo ti bacia la mano dicendoti: “Piacere Paolo, arrivo subito. Non voglio farti aspettare”.
-
[ di Francesco Giordani ] il nuovo lavoro asseconda un libero fluire di forme barocche, uguali e diverse come il discorso infinito di acque che, dopo lo zampillo iniziale, sanno farsi cascata impetuosa e scrosciante.
-
[ di Piero Merola ] L’odore della strada, Badalamenti e le visioni voodoo di Cramps e Suicide lungo le badlands di Alex Hangtai, trentenne di Taiwan di stanza a Montreal.
-
[ di Francesco Giordani ] Questi Mirrors, vestiti di tutto punto e opportunamente incravattati, tanto per mettere subito le cose a riparo da equivoci interpretativi, sono in quattro e suonano esclusivamente sintetizzatori e batterie elettroniche.
-
[ di Francesco Melis ] I Vaccines arrivano al loro disco d’esordio con tutti gli occhi puntati su di loro e non falliscono. “What did you expect from the Vaccines?” è un album senza novità ma che entra subito in testa e può creare dipendenza.
-
[ di Lorenzo Centini & Francesco Giordani ] Sperdute tra capannoni industriali, magazzini di materiale edile e trattorie popolari, dove Roma si fa prima periferia, poi borgata, infine palude, le quattro Dum Dum Girls si presentano, come previsto, in tenuta funeraria.
