[ di Giampaolo Cristofaro ] “Paralytic Stalks” è l’ennesima prova multistrato a colpi di lustrini, songwriting di razza, guizzi estemporanei e incursioni nel pop di ogni tempo e luogo.
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[ di Paolo Bardelli ] I Chairlift sorprendono con questo loro secondo album pur riproponendo stilemi di quel pop sintetico che, per certi versi, parrebbe uscito dritto dritto dal 1984.
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[ di Francesco Melis ] L’album d’esordio degli Islet colpisce subito. Un’autentica esplosione di suoni e sperimentazioni stilistiche
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[ di Francesco Marchesi ] Gli Heike Has The Giggles già al momento della prima emersione dalla melassa indistinta delle band adolescenziali di sedicenni erano portatori di un suono e di un modo di intendere il rock in via di entrata in crisi. Quando finiranno di evocare solamente bei ricordi?
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[ di Francesco Giordani ] Dopo un periodo piuttosto lungo di culto internautico serpeggiante, la nuova moda impone di sbeffeggiare a cuor leggero la ragazza. La realtà è che “Born To Die” somiglia a Lana Del Rey, e si lascia ascoltare per quello che è, ovvero un compromesso imperfetto tra mainstream milionario e “angst” indie.
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[ di Giamapaolo Cristofaro ] Il nuovo album del progetto di Bruno Dorella è colmo di visioni e di senso cinematico della musica. Tra le collaborazioni Enrico Gabrielli ai fiati e Nicola Manzan agli archi.
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[ di Francesco Melis ] I Don Turbolento tornano dopo tre anni con un disco autoprodotto. “Attack!” non convince in pieno ma ha comunque i suoi aspetti positivi.
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[ di Nicola Guerra ] Niente più profumi western, niente più interpretazione moderna di Chuck Berry, niente più Morricone che gioca a fare il mariachi. Solo garage/punk tirato e velocissimo.

