• U2, Under A Blood Red Sky (Island, 1983)

    Bono & Co. (The Electric Co.?…) celebrano 5 anni intensissimi, pieni di concerti, dalle cantine ed i pubs agli stadi: insomma, il successo. Lo fanno con un mini LP che è una bomba ad alto potenziale sonoro. Registrato dal vivo, parte negli States, parte nella vecchia Germania Ovest, “Under…” è la fedele testimonianza di cosa…

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  • U2, “The Unforgettable Fire” (Island, 1984)

    U2, “The Unforgettable Fire” (Island, 1984)

    Con Eno e Lanois, gli U2 reinventano il loro suono: The Unforgettable Fire segna il passaggio definitivo verso il mito globale.

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  • U2, “The Joshua Tree” (Island, 1987)

    U2, “The Joshua Tree” (Island, 1987)

    The Joshua Tree consacra gli U2: tra deserto, spiritualità e mito americano, l’album simbolo del 1987 e della loro epopea.

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  • U2, Rattle And Hum (Island, 1988)

    Si tratta di un album controverso: all’epoca la critica si divise, e fu l’inizio della rottura totale fra il gruppo e i fans della prima ora (completata poi con “Achtung Baby”). E’ per questo un album comunque significativo, un po’ uno spartiacque fra gli U2 degli anni ’80 e quelli dei ’90. “Rattle and Hum”,…

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  • U2, Achtung Baby! (Island, 1991)

    L’album della svolta per la band irlandese. Dopo il mezzo passo falso (per alcuni una vera e propria caduta) di “Rattle And Hum” lo stesso Bono aveva affermato al termine di un concerto dublinese: “Per un po’ non ci vedremo, dobbiamo andare a sognare tutto quanto da capo”. Il risultato è “Achtung Baby”, che esce…

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  • U2, Zooropa (Island, 1993)

    U2, Zooropa (Island, 1993)

    “Zooropa” degli U2: album controverso tra euforia dell’Europa unita, cyberpunk e un lato b meno convincente.

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  • BOB DYLAN, At Budokan (Columbia, 1979)

    Generalmente non è mai stato molto amato. Al massimo lo si considera un discreto live, non sicuramente fra i migliori del vecchio Bob. Ma date retta a me, che in fondo posso considerarmi un profondo conoscitore della musica di Dylan. Il suo “live” registrato a Tokyo non è solo un bellissimo disco: è anche uno…

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  • U2, Pop (Island, 1997)

    “Il primo singolo “Discotèque” stupì un po’ tutti. Forse la band irlandese stava esagerando nella sperimentazione. Dopo il suono sporco e industriale di “Zooropa”, il progetto “Passengers”, ora anche la dance…dove andavano gli U2? Devo ammettere che man mano che la data di uscita dell’album si avvicinava ero sempre più diffidente. Comprai “Pop” appena arrivò…

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  • CHARLES MINGUS, Mingus Ah Um (Columbia, 1959)

    1959… un anno “forte” nella storia del jazz? Basta pensare a due titoli come “Kind of blue” di Miles Davis e “Mingus ah um” di Charles Mingus per dare una risposta affermativa. Parlando dell’album di Mingus (uno dei suoi più celebri, forse anche il suo migliore) bisogna proprio dire che, ascoltandolo, non si può non…

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  • PJ HARVEY, “Stories From The City, Stories From The Sea” (Island, 2000)

    PJ HARVEY, “Stories From The City, Stories From The Sea” (Island, 2000)

    Un disco personale, ispirato e compatto, che racconta una New York a volte violenta e disperata, a volte malinconicamente solitaria.

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010