[ di Paolo Bardelli ] Un pubblico bifolco per Apparat che ha regalato un djset scuro da sguardo basso e occhi chiusi, un tripudio un po’ incomprensibile per i Motel Connection e la vera sorpresa WhoMadeWho. La serata conclusiva della Magnolia Parade dimostra ancora una volta i mali atavici del nostro Paese dal punto di…
[ di Paolo Bardelli ] La newyorkese Danielle Johnson (per gli amici Danzie) butta lì un’elettronica casalinga da Spectrum 48k che pare gustosa fin da subito: spontanea e tremendamente cool. Alla ricerca del perfetto suono vintage degli Eighties.
[ di Paolo Bardelli ] Il batterista dei Radiohead esce con un disco sorprendente, in bilico tra il Beck più intimista e il fratellino di Thom Yorke, Andy.
[ di Paolo Bardelli ] Chissà se le pareti delle case di impregnano delle note? La casetta della nonna si ricordava “Africa” dei Toto, ora i Golden Ages di Philadelphia la rifanno in chiave dreamy ma non è che ci abbiano proprio beccato giusto.
[ di Paolo Bardelli ] La band di Lanciano ha movimentato il festival-concorso che si tiene a Casina (RE), giunto alla 7a edizione. Agli The Junction invece il “Premio Kalporz”, mentre i Micromouse si sono aggiudicati il “Premio Youthless”.
[ di Paolo Bardelli ] I Clinic si sono sempre stati simpatici, ancora di più da quando li abbiamo visti davanti a quattro gatti a Firenze: loro imperturbabili nei loro camici da surgery. Il nuovo video di “I’m Aware” fa pensare ad cambiamento dietro l’angolo.
[ di Paolo Bardelli ] Carillion effettati da delay eterni, fotografie sbiadite al tempo di campionamenti straniti, una figliolanza degli Animal Collective e Deerhunter: questi sono i Candy Claws, dal Colorado.
[ di Paolo Bardelli ] Ritornano i Charlatans. Nel video di “Love Is Ending” si vedono in controluce su un palco di teatro, e sembra – dalle fattezze e dai riff – che non sia passato un giorno da “Indian Rope”.
[ di Paolo Bardelli ] Mr. E è ufficialmente il Woody Allen dell’indie. Il leader degli Eels sta sfornando dischi ad una media impressionante, proprio come il cineasta newyorkese fa un film ogni sei mesi e noi ormai non ci ricordiamo più i nomi e li confondiamo.
[ di Paolo Bardelli ] Dobbiamo lasciarci alle spalle gli Anni Zero. Sono finiti. Basta. Siamo in un’altra decade, siamo altri. Poi ci si imbatte nel nuovo dei Deerhunter, e si capisce che non è proprio così.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
(Matteo Marconi)Le puntate precedentiBack To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla piùBack To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!”
Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV)
Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta VegaBack To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2
Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom YorkeBack To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89)Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster
14 settembre 2010
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