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Attraversare la selva per uscire a sognare
Il Locomotiv di Bologna accoglie Marta Del Grandi per la seconda data di un tour (dopo Perugia) che da metà Aprile la vedrà esibirsi in Europa e Regno Unito. Il nuovo album Dream Life, come raccontato ai microfoni degli amici di Neu Radio, nasce come urgenza di raccontare sè stessi in bilico tra sogni vividi e quello che succede nella realtà. Senza venire a compromessi con il mainstream ma affinando la sua ricerca tra folk, art pop e indie-rock.
La formazione che la accompagna on stage vede Antonio Marmora alla batteria, Michele Caiazzi alla chitarra e basso e Matthew Fortunati, opener di serata con un repertorio gentile tra elettronica e ricami acustici, che sostituisce il violinista Vito Gatto assente per malattia (la gag con riferimento all’incidente di Rosalia fa uscire un sorriso). Una grande qualità di Marta è il sapersi connettere meravigliosamente con le persone, parlando di emozioni e di quotidianità, o quando chiede la luce più alta ai tecnici quasi scusandosi.
Del resto parleremo di un live intenso e bellissimo, dove l’artista milanese vuole superare la Selva (“è difficile, tutti sono in fissa con quel disco là”) per abbracciare questa Vita Da Sogno, grazie a nuove canzoni dense di ottime idee ed esperimenti stimolanti.
Contaminando il pop con eleganza ma anche disinvoltura
L’abbrivio è lo stesso del disco uscito lo scorso 30 Gennaio per Fire Records. Quattro pezzi spettacolari in cui si fonde una vocalità technicolor alla Bjork con arrangiamenti giocosi (“You Could Perhaps”) o sprazzi indietronici tra St. Vincent e Talking Heads (“Antarctica”), in mezzo a una ballad ariosa e portatrice di cambiamento come “Dream Life”. “20 Days Of Summer” mi ha invece ricordato già dall’arrangiamento – il violino “che manca” è programmato da Matthew Fortunati – il Patrick Wolf di The Bachelor.
Viene quindi il momento di “Snapdragon”, contaminata di psichedelia e ritmi ballabili, seguita da un’altra perla cantautorale dove il traguardo sembra essere Angel Olsen (“Shoe Shaped Cloud”). “Alpha Centauri” delizia per le liriche e l’interpretazione: Oh, what we’ve become, you’d never guess/It’s like we traveled at the speed of light/What we wished for then and the times we failed/We have outdone ourselves so many times/Faster and stronger than what we wished when we were fifteen, lungo un’aria trascinante che esalta la stessa band. Viaggia in solitaria invece Marta per “Selva”, un mix di ambient e gospel nel suo unico brano cantato in italiano.
Non c’è un istante del concerto che non rapisca e meravigli, ed è un peccato che il locale non sia esaurito ma del tipo c’è chi resta fuori (notando che il giorno prima avevano suonato i Caroline e il venerdì Joachim Cooder insieme a Adriano Viterbini). “Neon Lights” deflagra in un rock libero mentre “Mata Hari” e “Chameleon Eyes” vincono il premio di brani più amati dai fan. Eccezionale anche il bis tra la poesia di “Marble Season” e una romantica “Stay” che unisce magicamente Suzanne Vega e Otis Redding: bravissima.
La setlist di Marta Del Grandi al Locomotiv Club
You Could Perhaps
Dream Life
Antarctica
20 Days of Summer
Snapdragon
Shoe Shaped Cloud
Alpha Centauri
Selva
Neon Lights
Mata Hari
Eye of the Day
Chameleon Eyes
Somebody New
Marble Season
Stay
Photo Credit: Claudia Ferri

