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Quando parliamo della storia del rock’n’roll si danno sempre per assodati vari punti cardinali e musicisti, o frontman, irripetibili. Da Lou Reed a Iggy Pop, passando per Jim Morrison o David Bowie. Dimenticando che tutto (ciò che amiamo) nasce da qualcosa di precedente, come i Beatles da Buddy Holly, o i Sex Pistols da The Stooges e Who. Oggi tiro fuori un artista che con il suo gruppo non ha purtroppo raccolto il successo che meritava, influenzando tuttavia quelli venuti dopo: lui è Sky Saxon, e loro, The Seeds.
Non solo “Pushin’ Too Hard”
Los Angeles, 1965. Il cantante originario di Salt Lake City Richard Elvern Marsh si unisce al batterista Rick Andridge, Jan Savage alla chitarra e Daryl Hooper alle tastiere. Registrano due singoli tra giugno e novembre, “Can’t Seem To Make You Mine” e “You’re Pushin’ Too Hard”, che entreranno in classifica solo successivamente all’uscita dell’omonimo disco d’esordio. La loro musica amalgama le impennate surf e fuzz di Savage con la tavolozza di colori creata dalle note di Hooper, oltre a una ritmica possente e ossessiva e l’ugola – secondo Lester Bangs un Mick Jagger meno dotato – di Sky Saxon, autore e leader de facto della band.
La ribattezzata “Pushin’ Too Hard” acquisirà lo status di classico grazie all’inclusione nella compilation Nuggets del 1973, curata da Lenny Kaye del Patti Smith Group, accanto a “You’re Gonna Miss Me” (13th Floor Elevators) e “Psychotic Reaction” (Count Five). The Seeds non si fermano qui. Intanto tutte le canzoni sono originali, alternando uptempo garage-rock con ballad venate di psichedelia e speranza per le nuove generazioni, che riconoscono in loro dei portavoce del flower power e delle libertà sociali e individuali.
A Web Of Sound e Future ne testimoniano la visionaria grandezza con brani quali “Mr Farmer” (#82 di Billboard) e “A Thousand Shadows”, mentre “A Full Spoon Of Seedy Blues”, malgrado le note di copertina firmate da Muddy Waters, segna un passo indietro. Gli avvicendamenti in seno al gruppo ne minano la carriera, oltre al fatto che Sky Saxon cade nella dipendenza da alcol e droghe rendendosi ingestibile per gli altri musicisti. Un uomo fatto di estremi, groupies da un lato e un rigoroso vegetarianesimo dall’altro. Dirà a un inorridito Hooper: “Non mangiare uova se non vuoi finire all’inferno”.
Un battistrada per tutto il rock che verrà
Iggy Pop riconosce di essere impazzito per “Pushin’ Too Hard” ben prima di formare gli Stooges: “Il beat e il loro talento ha aperto la strada ad ogni giovane musicista”. “Can’t Seem To Make You Mine” è diventata una cover per i Ramones, Alex Chilton, Yo La Tengo. Hooper ebbe un anno prima di Ray Manzarek dei Doors l’idea di suonare le linee di basso con una tastiera, mentre si nota più di una coincidenza ascoltando “Up In Her Room” (dal secondo disco, ottobre 1966) e “Sister Ray” tratta da White Light White Heat dei Velvet Underground. Entrambe chilometriche, rumorose, simili in alcuni passaggi. Per non parlare infine di quanto deve loro il revival garage-rock degli eighties di Fuzztones, The Tell-Tale Hearts e Lyres.
Un exploit del gruppo californiano resta lo slot alla Hollywood Bowl con le Supremes e i Buffalo Springfield davanti a 18000 persone. ma vantano anche cameo al cinema – nel film “Psych-Out” interpretato da Jack Nicholson e Susan Strasberg – e in televisione, nella sitcom “The Mothers In Law”; gli avvenimenti di un 1967 magico, nel quale con le debite proporzioni erano per i media degli Stati Uniti quello che i Beatles e i Pink Floyd rappresentavano per l’Inghilterra. Kim Fowley gli produrrà l’ultimo 45 giri significativo, “Fallin’ Off The Edge Of My Mind”, del 1969. Sky Saxon aderisce al movimento religioso Yahowha, poi torna alla musica da solo o con i Seeds vecchi e nuovi fino al 2009 quando ci lascia per un attacco cardiaco.
La Big Beat ristampa il loro “finto” album live del 1968
Raw & Alive – The Seeds In Concert vede in questi giorni una nuova ristampa da parte della Ace Records/Big Beat. Uscito nel 1968 come una delle ultime prove del quartetto originale, voleva sfruttare la forza di canzoni proto-punk come “No Escape” e “Satisfy You” ma anche l’intimità collettiva di “900 Million People Daily (All Making Love)” per fare breccia nelle classifiche, editando gli applausi solo a registrazione ultimata all’insaputa dell’acquirente.
L’idea iniziale era però di pubblicare un vero concerto, del Febbraio 1968. Rimasto inedito fino a oggi, compare nel secondo vinile arricchito da una rara “Hubbly Bubbly Love”, un libretto di 8 pagine curato da Alec Palao e foto del quartetto all’apice del suo splendore.
Che vive ancora grazie ai fan e ai musicisti che ne hanno raccolto il testimone.

