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Ypsigrock Festival 2025, Castelbuono (PA), 7 -10 agosto 2025
Una attesa febbrile di mesi, disseminata dagli annunci, il gioco della sorpresa e quello incerto della rincorsa ai nomi e poi finalmente, a metà dell’estate, una insegna, probabilmente la stessa, che torna a campeggiare sopra la porta delle mura che circondano il Castello dei Ventimiglia.
L’Ypsigrock è molto più di un semplice evento con la musica al centro, è una testimonianza di identità e una scommessa coraggiosa. Quando l’estate del 2024 alcuni post apparsi sulla pagina Facebook avevano messo in dubbio lo svolgimento di una nuova edizione del festival siciliano per antonomasia, il tema che si è affacciato è stato quello che riguarda il legame complesso in Italia tra musica dal vivo e istituzioni. C’è stata una richiesta di aiuto e molti si sono mobilitati, anche solo sul piano morale, per permettere a questa realtà di continuare a veicolare bellezza nel rispetto e valorizzazione del territorio.
Godere di un evento del genere a pochi passi dai luoghi che frequentiamo tutti i giorni o in cui andiamo in vacanza è un regalo di cui non possiamo che essere grati. Questa è la ragione per cui l’Ypsigrock attira un pubblico nuovo e sempre più internazionale di anno in anno, ma crea anche continuità per una comunità che sceglie di trascorrere il week-end che precede ferragosto nel borgo di Castelbuono, e per molti di loro, tra cui per chi scrive, è in fondo un modo per tornare a casa, in famiglia.

A treasure chest of secrets
A rendere l’Ypsigrock speciale è prima di tutto la scelta stessa della line-up. A differenza di altri Festival l’attenzione non è puntata su grandi nomi, o meglio, non mancano headliner di un certo peso, ma quello che conta maggiormente per gli organizzatori è assecondare una linea precisa, che presta l’orecchio alle nuove tendenze, che riconosce a se stessa il compito di raccontare una storia, il senso di una ricerca.
L’edizione del 2025 è coerente in questo senso: assieme ad artisti come Alan Sparhawk (Low), Julian Casablancas (Strokes) e Lucio Corsi, ci sono state molte chicche più o meno nascoste che hanno ricevuto risalto: dai londinesi Ugly alle ipnotiche e fiabesche Mermaid Chunky e molti altri.

Le luci del Chiostro
Il palco che per primo abbraccia il pubblico sotto il sole del pomeriggio è quello pittoresco del Chiostro. La scenografia è una componente creativa rilevante: il giallo dello sfondo e le illustrazioni surreali floreali e faunistiche hanno accompagnato ogni singolo artista che ha calcato l’Ypsi & Love Stage; vale la pena dire che il secondo palco in ordine di importanza è stato quello che ha riservato forse le sorprese (e le conferme) più degne di nota.
Dopo la residenza artistica The Sound of This Place — la collaborazione curata dall’Associazione Glenn Gould che ha visto al lavoro quest’anno Tara Nome Doyle, Massimo Silverio, Priyaji (Noni-Mouse) e Martin Romeo — i primi a esibirsi, giovedì 7, sono stati gli Offlaga disco Pax, con il loro corollario di accessori improbabili e curiose amenità – da una confezione di toblerone a automobiline giocattolo – elementi che si trovano disseminati nei testi delle canzoni. Le liriche di Max Collini con il loro immaginario di provincia fatto di cronaca politica, ironia e poesia civile sono stati protagonisti di un set che, che, anche nella sua essenzialità, mostra la vitalità di una delle band cardine dell’indie italiano.

Altro nome atteso è quello degli Ugly, gruppo britannico composto da sei elementi che si distingue per la straordinaria abilità nell’intonare falsetti e armonie, capace di creare vere e proprie suite prog e barocche. L’8 agosto hanno stregato il pubblico, consegnando una versione magistrale del singolo “The Wheel”. Il terzo giorno Alan Sparhawk mescola invece l’energia alle ferite in un live che non si dimentica facilmente: grinta e insieme tenerezza, rimpianto, dolore e desiderio di sollievo. Due anime diverse come diversi sono gli album venuti fuori a breve distanza: Il primo, White Roses, my God che si distingue per l’uso dell’autotune e sonorità sintetiche, l’altro, Alan Sparhawk with Trampled by Turtles, dove prevale una impostazione strumentale più tradizionale. In entrambi i casi, i brani solisti permettono di toccare con mano la genuinità artistica del performer e musicista che nella sua musica non si esime dal trasmettere tutta l’intensità e le emozioni del suo vissuto recente (la scomparsa della compagna e collega nei Low, Mimi Parker).
L’11 agosto, l’ultimo pomeriggio al Chiostro, si apre infine con il set acustico folk del talentuoso Jacob Alon, mentre il pubblico siede a semi cerchio davanti il palco. Come dicevamo, l’Ypsi&Love Stage ha riservato altre belle sorprese. Ultimi a calcarlo, gli EBBB: trio londinese che presenta brani caratterizzati da un valido mix elettro-pop con il cantato melodico di Will Rowland.

Tutti al Castello!
Lo splendido castello medioevale si riempie di voci e rumori; sulle ampie gradinate, sulla piazza, dove brulicano negozietti di ceramiche siciliane e altri manufatti prodotti dagli artigiani locali, la curiosità è rivolta alle proposte dell’Ypsi Once. Il palco principale giovedì 8 vede le sonorità combat rock – alla Rage Against The Machine – dei Maruja, band che ha la particolarità di avere un sassofonista in formazione.
Vortici caldi di colori paisley avvolgono poco dopo l’esibizione di Carpetman, artista nato in Ucraina che compare con un outfit che rievoca fantasiosi motivi di tappeti orientali. Presenta sul palco una formula elettronica, tinta di tonalità soul e chillout, che alla lunga però risulta forse ripetitiva e priva di sviluppi degni di nota. Le Lambrini Girls riprendono quindi il discorso dove lo avevano lasciato i Maruja. Band tutta la femminile in stile riot girls, – non avrebbe sfigurato nei giorni migliori del CBGBs – che suona punk energico con la presenza di temi impegnati, come la transfobia.

I giovanissimi Makeshift Art Bar, un gruppo di provenienza post-punk dalle trame oscure, con inserti ballerecci, aprono la serata del venerdì. Nota insolita è l’uso di una lap steel guitar molto effettata. E parlando di soprese, come avevamo anticipato, bisogna citare le Mermaid Chucky. Il pezzo di apertura è uno strumentale reggae-chillout che conduce a brani totalmente fuori di testa, basati su riff di flauti o synth ripetuti, con la cantante che saltella come una folletta impazzita. È molto difficile trovare una collocazione precisa alla proposta musicale di questo duo femminile che allo stesso tempo spiazza e affascina, e il giudizio quindi è ovviamente positivo.
Spesso le cose migliori dell’Ypsigrock sono quelle che il grande pubblico non conosce (o perlomeno, come ci hanno insegnato altre band passate da lì, non ancora). Questo è il caso ad esempio di Martha Da’ro, che sabato porta al festival una ventata movimentata di poliritmi africani. Seguono, la stessa sera i Wu Lyf, band che produce una sorta di emo core con la voce (forse a tratti un po’ troppo invadente) del carismatico frontman. Particolarmente apprezzata la loro cover di Iggy Pop. Chiude il cerchio Yune Pinku, cantante elettronica irlandese, classe 2002, accompagnata da un chitarrista, che presenta una formula pop e elettronica shoegaze e sognante.

Arriviamo a domenica con i primi indolenzimenti ai piedi e alle ginocchia, ma carichi. Alcuni nomi sono tra quelli che in tanti aspettavano con grande interesse: dai Public Service Broadcasting a Sylvie Kreusch. Parlando di quest’ultima, bisogna mettere in evidenza le doti carismatiche che ne hanno fatto la “diva” di quest’anno. Perfettamente a suo agio sul palco, corre da una parte all’altra con una rapidità e leggiadria che lasciano sbalorditi. I brani si collocano sull’indie rock ricercato, con ritornelli che si ficcano in testa, come quello del singolo “Walk” (bellissimo il videoclip, dove sono presenti i cani di un rifugio in cerca di casa), ripreso da tutto il pubblico. Ultima presenza, un po’ inquietante, che vogliamo ricordare è quella di Milo Korbenski che ha il volto coperto da una maschera bianca e con un cappello da cowboy e chitarra e propone una ricetta rock che ricorda un po’ il Neil Young più hard.

Headliner
Protagonista della prima sera è Lucio Corsi, colto nel pieno del tour iniziato a ridosso del successo di Sanremo. Lo show è trascinante e si conferma come una delle migliori rivelazioni recenti. Il cantautore toscano ha infatti il grande dono di riuscire a colpire tipologie di ascoltatori più disparati: dai bambini, agli anziani e dagli ascoltatori mainstream fino ai cultori delle sonorità indie. Sul palco è un istrione, tra continui cambi d’abito e di strumento e con una intonazione che non ammette errori. Grande plauso anche all’ottima band e alla meticolosa cura dei suoni.

Venerdì è il momento dei Porridge Radio, che a gennaio avevano annunciato lo scioglimento imminente. La presenza all’Ypsigrock rientra tra gli ultimi impegni live della band che aveva pubblicato questo inverno un Ep (Don’t Want To Dance) definito come il completamento del precedente lavoro in studio del 2024. Si tratta quindi di un commiato verso il pubblico italiano che ha comunque portato a casa un live molto fresco. La teatralità stravagante e romantica delle CocoRosie (acronimo del nome delle due sorelle) segna la conclusione della seconda giornata.

Julian Casablancas (frontman degli Strokes) e i The Voidz prendono le redini dell’Ypsi Once il sabato. Attivi dal 2013, risulta difficile collocarli a livello di un genere: le canzoni sono articolate e complesse pur mantenendo sia l’energia del rock, l’irriverenza punk, che momenti più psichedelici, affiancati dalle melodie vagamente malinconiche di Casablancas. Unico neo, se vogliamo, potrebbe essere l’uso a tratti eccessivo dell’autotune. Il live tuttavia risulta uno dei più coinvolgenti per il pubblico, in particolare per chi ha trascorso l’adolescenza nei primi 2000 consumando i dischi di Julian in cameretta.
Tornando ai Public Service Broadcasting facciamo un balzo verso un immaginario che costruisce scenari cinematici. Il loro post rock strumentale, forte dei ritmi motorick alla Neu e influenze kraut richiama l’universo futuristico dei Kraftwerk, sebbene con una spinta rock. Magnifici i visuals, molti a tema “corsa allo spazio” con brani dedicati all’allunaggio e a Yuri Gagarin. Quando le ombre crescono all’ombra della facciata in pietra del Castello, l’Ypsi Once infine si tinge con l’eleganza pop degli English Teacher.

Il bodysurf di Santa Claus
Eccola lì, attesa, la canzone finale che l’immancabile Fabio Nirta fa partire dal fondo della piazza. “All I want for Christmas is you” di Mariah Carey è un segnale di riconoscimento che esprime vicinanza, calore, riconciliazione: Natale, in una sola parola. Soltanto che in questo caso il Natale è a ferragosto e la stella cometa si chiama stella cadente. A non mancare è il panettone di Fiasconaro, orgoglio locale, che prima viene lanciato dagli organizzatori dal palco e poi distribuito al pubblico.
Migliaia di piccoli prodotti dolciari arrivano sulle mani di ognuno e persino chi dorme, stremato dalla stanchezza di quattro giorni intensi, lo troverà poggiato accanto una volta sveglio. La metafora, perché la Sicilia lo è in assoluto, come sappiamo da Sciascia, della dimensione reale di questo festival: vero, di cuore, aperto a tutti, solidale (ovunque sbucano le bandiere della Palestina). Castelbuono e la musica alternative sono quindi un tutt’uno. Uno spazio dove la realtà per una volta prende il posto dell’immaginazione.

Eulalia Cambria e Saverio Paiella
