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Massive Attack, Ferrara Summer Festival, 19 giugno 2025
Nonostante la loro produzione discografica si sia fermata, a livello di album, al 2010, i Massive Attack in questi ultimi 15 anni hanno continuato in maniera molto puntuale ad andare in tour. Per cui qualcuno, anche all’interno della nostra redazione, si chiede se stiano andando avanti oppure si siano fermati. La risposta è molto semplice: i Massive Attack sono molto più radicati nel nostro presente di altri artisti. La loro musica, per me il motivo più importante per andare a un loro concerto, è in realtà solo un veicolo per andare al di là della stessa e portare messaggi politici, denunciare la nostra realtà distopica e la bruttura delle guerre. Questo è noto: i loro spettacoli sono da sempre, quantomeno dai primi anni 2000, caratterizzati da schermi dietro i musicisti in cui sono proiettate immagini e video che denunciano e fanno pensare. Quello di Ferrara era il mio quinto live, e mi ricordo i numeri sul numero di vittime della guerra in Afghanistan già nel live all’Arena di Verona nel giugno 2003. Ora semplicemente – è brutto e molto triste da dire – l’Afghanistan è stato sostituito da Gaza e dall’Ucraina, il mondo va avanti ma in realtà sembra sempre fermo a certe logiche retrograde e terribili. Poi – occorre ricordarlo – nel live del 7 novembre 2009 i Massive Attack proiettavano a caratteri cubitali questa scritta: “STEFANO CUCCHI VERITA’ E GIUSTIZIA”, solo due settimane dopo della morte del giovane in carcere e quando sì l’opinione pubblica italiana era stata attivata dalla stampa ma era in carica un governo Berlusconi che contestava in radice qualsiasi possibile violenza operata dalle forze dell’ordine. I Massive Attack erano dunque più attenti all’attualità (di un singolo Paese dove passava il loro live) degli stessi cittadini. Se non è essere attuali questo…

Ora, quest’anno i M.A. hanno presentato i loro live con queste frasi: “Il nostro nuovo spettacolo dal vivo rappresenta il salto più trasgressivo nella collaborazione tra 3D e United Visual Artists dal 2003. Attraverso l’ingegneria inversa degli algoritmi per rivelare anomalie nei contenuti e cicli di feedback ricorsivi, cerchiamo di stimolare un dialogo sul sogno infranto dell’individuo ‘sé’ sicuro e autonomo, nel contesto del crollo globale delle democrazie liberali“, e in effetti è tutto lì. Il concerto di Ferrara si è aperto e chiuso con una cover di Gigi D’Agostino “In your mind”, il cui testo dice
In my mind, in my head,
this is where we all came fromThe dreams we had, the love we shared,
this is what we’re waiting for
Una roba molto semplice, in linea con una canzone ultra-pop destinata alle radio, ma se ci fosse di più? In queste 4 righe si dicono tante cose (semplici): che abbiamo dei sogni, che vorremmo condividere i nostri sentimenti, che ci aspettiamo di poterlo farlo e ce lo rappresentiamo nella nostra testa (e nel nostro cuore, aggiungeremmo noi). Non è in fondo il senso della vita tutto qui? Mentre invece gli algoritmi ci studiano e ci dividono, mentre le guerre distruggono vite e sfiancano i sogni liberali democratici. Ad un certo punto i Massive Attack hanno buttato lì anche una scritta del tipo che il complotto del nuovo mondo è in realtà esso stesso un complotto. Come a dire: non prendete per oro colato nemmeno quello che vi diciamo noi. Approfondite. Pensate. Ragionate. Riflettete.
Musicalmente li ho trovati anche con qualche guizzo nuovo rispetto ai live passati: la cover “ROckwrok” degli Ultravox, segno primigenio della forza grezza, innocente e senza filtri del punk, il siparietto solo voce (di Elizabeth Fraser) e chitarra di “Song to the Siren” di Tim Buckley, i due finali incredibili, e quando dico incredibili intendo INCREDIBILI, di “Future Proof” e “Group Four”, dieci minuti di quell’elettronica che prende la psiche che solo la band di Bristol sa fare. La Fraser ha una voce meravigliosa, ma – non abbiatene a male – in “Teardrop” mi è mancata Martina Topley-Bird: secondo me, nonostante sia la voce della Frazer in “Mezzanine”, la Topley-Bird la interpretava meglio. Andatevi a vedere delle sue esibizioni su YouTube e poi mi dite. Horace Andy è sempre una sicurezza (pensavo ormai avesse 127 anni e invece ne ha “soli” 74 ma è talmente tanto che è in giro coi M.A. che sinceramente credevo fosse più in là. Ma la musica, si diceva, è solo un contorno per uno spettacolo che non è uno spettacolo, cioè non è evasione. Viviamo in tempi bui, e i Massive Attack ce lo ricordano.
Che poi: ci sono mai stati tempi non bui?
(Paolo Bardelli)

