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Con l’uscita di GNX, Kendrick Lamar ha pubblicato il sesto capitolo della serie “The Heart”, un appuntamento ormai fondamentale all’interno della sua discografia. Ma di cosa si tratta? “The Heart” è lo spazio in cui Kendrick si ferma, guarda in camera e parla direttamente ai fan. Qui riflette su chi è, dove si trova, e dove vuole andare. Ogni brano è uno sfogo in forma di flusso di coscienza, in cui prendono forma paure, ambizioni, successi e crisi. Dal 2010 a oggi, la serie si è evoluta, rimanendo però un punto fermo: ogni capitolo arriva nei momenti cruciali della sua carriera, a ridosso di un nuovo album o di un nuovo inizio. Tra spavalderia e vulnerabilità, tra politica, rivalità e crescita personale, “The Heart” è un diario autentico dell’artista, parte dopo parte.
Di seguito, una panoramica essenziale dei sei brani che, almeno per ora, ne compongono la serie.
“The Heart Part 1” – Aprile 2010
Nell’aprile del 2010 erano passati pochi mesi dall’uscita del suo EP omonimo, e ne mancavano ancora cinque al mixtape Overly Dedicated. È proprio in questo momento che Kendrick pubblica il primo capitolo della serie “The Heart”. Il brano è un freestyle rappato sulla base di “Umi Says” di Mos Def, perfettamente in linea con la tradizione dei freestyle d’inizio carriera: prendere un beat celebre o già edito, aggiungere le proprie strofe e usarlo come biglietto da visita non ufficiale per mettere in mostra il proprio talento.
In questo sfogo personale, un Kendrick ventiduenne riversa tutta la sua ambizione, frustrazione e voglia di emergere. Era ancora lontano dai riflettori del mainstream, ma la fame era evidente, così come la determinazione. L’outro ne era la sintesi perfetta: “This is a song that makes me spill out all my guts.”
Riascoltarlo oggi, ha il sapore di un testo fondativo: colpisce per l’energia, la sicurezza, ma soprattutto per la visione di un artista ancora sconosciuto, ma già proiettato oltre. Intitolare quel pezzo “Parte 1” significava anticipare l’idea di una serie, di un discorso più ampio che avrebbe preso forma nel tempo.
“The Heart Part 2” – Settembre 2010
L’anno è ancora il 2010. Quando nel settembre di quell’anno, molti ascoltatori premevano play su Overly Dedicated per la prima volta, il primo brano che ascoltavano era proprio “The Heart Pt. 2”. Il mixtape segnò un punto di svolta nella carriera di Kendrick Lamar, portandolo all’attenzione del pubblico più attento del circuito hip-hop indipendente.
Il pezzo apre il progetto e si basa su un loop esteso di “A Peace of Light” dei The Roots. Più riflessiva e meno esplosiva della “Parte 1”, in questa seconda parte Kendrick riflette sulle sue origini a Compton. Le sue rime scorrono precisione su questa base, sperando che le sue parole riescano ad arrivare ben oltre i confini della città che lo ha cresciuto. Qui inizia a delinearsi una vera ambizione artistica, più consapevole.
Insieme alla prima parte, “The Heart Part 2” ha assunto con il tempo un valore affettivo particolare per i fan di lunga data: rappresenta il Kendrick pre-fama, e i suoi versi, anche a distanza di quindici anni, riescono ancora a lasciare il segno.
“The Heart Part 3” – Ottobre 2012
Con la terza parte della serie inizia a cambiare qualcosa: è l’unico episodio a presentare un sottotitolo (“Will You Let It Die?”) e a includere featuring. Al fianco di Kendrick ci sono infatti due membri collettivo Black Hippy, Jay Rock e Ab-Soul, mentre all’appello era assente solo il quarto membro, ScHoolboy Q, impegnato in tour.
Registrata a Las Vegas appena tre giorni prima dell’uscita del suo secondo album, e debutto ufficiale su major, good kid, m.A.A.d city, “Part 3” è costruita su un campionamento di “Mother’s Theme (Mama)” di Willie Hutch. Kendrick alterna il racconto delle difficoltà vissute insieme al collettivo TDE, alla consapevolezza del percorso fatto e a una dichiarazione di intenti per il futuro, proprio nei giorni prima dell’uscita ufficiale di good kid, m.A.A.d city.
Probabilmente, non era chiaro a tutti in quel momento, ma col senno di poi, è evidente che K. Dot si trovava sull’orlo di un’esplosione mainstream. Una crescita inarrestabile che da allora non ha mai subito battute d’arresto, qualcosa che solo pochissimi altri rapper sono riusciti a sostenere nel tempo.
“The Heart Part 4” – Marzo 2017
La quarta parte arriva cinque anni dopo la precedente ed è la prima post-To Pimp a Butterfly, il capolavoro che aveva consacrato K. Dot come uno degli artisti più influenti del decennio. La base si sviluppa su un mix di quattro beat che anticipano le sonorità di DAMN., in arrivo di lì a poco.
A questo punto della carriera, Kendrick non ha più nulla da dimostrare. Osserva il panorama rap dall’alto, consapevole del proprio status. “I am the greatest rapper alive,” afferma, aggiungendo che il suo prossimo album avrebbe messo al tappeto l’intera industria musicale. E aveva ragione: con DAMN. avrebbe ampliato ancora di più il suo regno, arrivando a conquistare il Premio Pulitzer.
Un dettaglio curioso riguarda il rapporto con Drake. Il diss esploso nel 2024 infatti non nasce dal nulla. Dopo aver collaborato in “Poetic Justice” e “Buried Alive”, la celebre strofa di Kendrick in “Control” (2013), in cui sfidava undici colleghi, incluso il rapper canadese, incrinò i rapporti, dando inizio a una guerra fredda, fatta di frecciatine indirette da entrambi. Tra queste ne compare una in “The Heart Part 4” che a distanza di molto tempo, dopo alcuni versi di “Euphoria”, sembra aver trovato la sua conferma.
“The Heart Part 5” – Maggio 2022
Nel 2022, Kendrick tornava con il quinto capitolo della serie, a cinque anni esatti dall’uscita di DAMN., anticipando l’attesissimo Mr. Morale & the Big Steppers. Mai prima d’ora c’era stato un intervallo così lungo tra un album e l’altro. È la prima traccia della serie con una struttura più “tradizionale”: intro, due strofe alternate a un ritornello, un interludio e un verso finale; una transizione iniziata timidamente nella Parte 4.
Su un sample di “I Want You” di Marvin Gaye, Kendrick riflette su cultura, identità, trauma e responsabilità. Il brano è accompagnato da un videoclip diventato subito iconico: davanti a uno sfondo rosso, con afro e bandana nera, il rapper – allora trentaquattrenne – utilizza la tecnologia del deepfake per trasformarsi nei volti di figure controverse e simboliche come Kanye West, O.J. Simpson, Jussie Smollett, Will Smith e soprattutto Nipsey Hussle, la cui morte viene raccontata nell’ultimo verso dal suo punto di vista, come se parlasse dal cielo.
Complice il potere visivo del video e l’attesa spasmodica dopo anni di silenzio, è probabilmente la canzone che ha fatto scoprire la serie “The Heart” anche al pubblico meno attento. È anche l’unica (almeno per adesso) ad aver ricevuto premi ufficiali, vincendo ai Grammy del 2023 come Best Rap Performance e Best Rap Song.
“heart pt. 6” – Dicembre 2024
Storicamente, i brani della serie sono singoli autonomi, pubblicati come preludio a un nuovo progetto. Con “heart pt. 6”, invece, è la prima volta dai tempi della “Parte 2” che uno di questi brani viene inserito direttamente in un disco ufficiale, GNX. Questo perché nel pieno dello scontro con Kendrick, Drake aveva giocato d’anticipo pubblicando una “The Heart Part 6”, nel tentativo di sabotare la serie di Lamar. Ma Kendrick rispose nel modo che conosceva meglio: riappropriandosi della vera “Parte 6”.
Il pezzo arriva nel momento forse più alto della sua carriera. E invece di celebrarlo, su un sample di “Use Your Heart” delle SWV, Kendrick racconta la sua storia con il collettivo Black Hippy, il distacco dall’etichetta TDE e il suo percorso verso l’indipendenza artistica. Se all’inizio aveva condiviso la “Parte 3” con i membri del gruppo, qui ha messo un punto: il supergruppo non è andato avanti, perché la sua traiettoria solista ha avuto la precedenza su tutto.
Ma c’è anche di più. Kendrick torna a evocare le sue origini, il desiderio di lasciare un impatto reale sulla comunità, e una nuova idea di successo fondata sul sacrificio. Il senso più profondo del brano lo riassume nel verso: “Sacrifice personal gain over everything just to see the next generation better than ours.”
Un battito dopo l’altro
Ogni capitolo della serie “The Heart” ha segnato un momento di svolta nella carriera di Kendrick Lamar: dai primi sfoghi che suonavano come dichiarazioni d’intenti, alla Parte 3 che anticipava uno degli esordi più influenti del decennio, alla Parte 4 che apriva la strada all’album premiato con il Pulitzer, passando per la quinta che gli è valsa due Grammy, fino alla sesta, simbolo della sua indipendenza.
Non sono stati semplici intermezzi narrativi, ma veri snodi artistici e personali: ogni uscita è sembrata un picco, almeno fino all’arrivo della successiva. Ora non resta che aspettare la settima.

