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Cannoli destrutturati e remix autorizzati
Recentemente ho cenato in un ristorante in cui alla fine mi hanno portato un cannolo siciliano tutto rotto, naturalmente con la ricotta ma un po’ sparsa nel piatto. È “destrutturato”, mi ha detto mia moglie. Sarà. A me sembrava solo scomposto in parti non armoniche.
Ecco, per “Blue Moon Safari” si potrebbe fare lo stesso discorso: alcuni potrebbero vederlo correttamente destrutturato, altri solamente malamente scomposto. Non c’è una risposta oggettiva, dipende un po’ dallo stato d’animo e dall’approccio di ciascuno. Vegyn ha operato con “Moon Safari” facendone un “remix evoluto”, nel senso che ha utilizzato alcune parti originali però sovrapponendoci nuovi suoni e anche giri armonici diversi, modificando la prospettiva di ascolto.
Il tocco di Vegyn che fa fare un giro senza farlo
Vegyn è nome d’arte di Joseph Winger Thornalley, in passato ha anche prodotto Frank Ocean e lavorato con Travis Scott, e questa volta doveva fare solo il remix di un brano ma gli Air hanno pensato di affidargli il lavoro su tutto il loro classico, quindi in pratica si tratta di un’operazione che avviene con il benestare, la benedizione e anzi la committenza dello stesso duo francese. Il che è importante, perché è un po’ la differenza che passa tra una biografia autorizzata o no.
Alla fine il risultato è inizialmente straniante e un po’ respingente, perché i classici sono tali perché immutabili, ma poi si coglie l’esigenza di citazione e di “andare avanti riguardando il passato” che poi, se ci pensiamo bene, era proprio il senso del retrofuturismo dello stesso “Moon Safari” di allora. E quindi si gode di alcuni spunti: in primis l’inserimento in una eterea “Kelly Watch The Stars” del mantra “run” tratto dal brano di “Talkie Walkie” del 2003, ma anche il giro di accordi modificato di “Remember” (anche se il loop sembra più una roba più fine ’90 della scelta originale degli Air che campionarono i Beach Boys) o la trasformazione ambientale de “La Femme d’Argent” che sceglie di mantenere solo la struttura ritmica e non replicare quella dell’intoccabile giro di basso.
Diciamo che è un buon modo per fare un giro intorno al bellissimo album d’esordio degli Air senza compierlo. Che è una di quelle cose che poi, alla fine, inevitabilmente ti torna a tirare fuori l’originale, ma c’era già stato il tour interminabile di questi ultimi due anni (qui il live report di Milano di febbraio 2024) e l’edizione del 25esimo con le rarità (qui la recensione) a permettere di ricordarci del capolavoro degli Air. Quindi, in definitiva, l’operazione di Vegyn è forse un po’ inutile. Come le biografie autorizzate, o i cannoli destrutturati.
60/100
(Paolo Bardelli)

