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“Until We Are Free”, pubblicato il 17 aprile 2026 per Four Flies Records, segna il debutto discografico dei fabric: un collettivo nato dall’incontro di musicisti con background diversi e visioni affini, accomunati dal desiderio di fare musica intrecciando ritmiche e groove coinvolgenti a un messaggio diretto, capace di portare l’attenzione sulle contraddizioni della contemporaneità. Il nome del progetto evoca un tessuto vivo, una trama fatta di fili in continuo movimento, di relazioni, scambi e contaminazioni, che non si limita a riflettere la realtà ma sceglie di abitarla.
Il disco fonde funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana e profondamente contemporanea e dà vita a un sound vibrante, capace di far convivere tensione e liberazione, coscienza e desiderio di ballare. Una traiettoria ideale che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per ESG, The Comet Is Coming e Sault.
Già nel titolo è racchiuso il cuore pulsante dell’album. “Until We Are Free” nasce dall’esigenza di urlare quello che non si può più rimandare: diritti, libertà, rispetto, amore, fratellanza, pace.
I fabric nascono a Roma dall’incontro tra Tiziano Tarli, Alex Dusty, Bob Colella, Utibe Joseph e successivamente Symo, artisti con background ed esperienze diverse, ma accomunati musicalmente da una certa predilezione per sonorità funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana e attualissima, in un ponte spazio-tempo che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per The Comet Is Coming, ESG fino ai misteriosi Sault.
Abbiamo parlato con la band delle 7 ispirazioni che, come da nostro format, hanno forgiato l’immaginario di questo debutto.
1. Il quartiere
Il nostro quartiere è stato di fondamentale importanza per la scrittura del disco. Torpignattara, con i suoi luoghi e le sue mille culture, è stato determinante anche per alcuni dei temi affrontati in “Until We Are Free”. Se la disuguaglianza è percepibile in molti posti, il mix sociale del quadrante di Roma Est è, forse, l’immagine più onesta di quello che intendiamo per uguaglianza.
2. La perseveranza
“Until We Are Free” è nato in tempi di pandemia e ha avuto una gestazione lunghissima. Nel corso degli anni abbiamo rimesso mano continuamente a suoni, estetica, arrangiamenti – senza mai accontentarci. La perseveranza, per noi, è sempre stata parte del processo.
3. I Sault
Il collettivo che più di tutti ha ispirato fabric. Dall’anonimato portato avanti con grande intelligenza all’idea musicale; dai testi impegnati e non, all’intreccio dei generi musicali. Il riferimento più vicino alla nostra idea di progetto artistico. Molti collettivi costruiscono un’identità attorno alla propria immagine, i Sault hanno fatto il contrario: sparire, lasciare che sia solo la musica a parlare. É un approccio che sentiamo vicino.
4. Il pomeriggio
Di tutte le fasi della giornata, il pomeriggio è stato per noi la più importante. Tutti i pezzi dei fabric sono nati in questa porzione del giorno, per impegni personali o per ispirazione. Quasi tutto il disco è venuto fuori in questo modo: sviluppando un’idea alla volta, ciascuno nella propria casa, per poi assemblarle insieme.
5. Il DIY
Parte integrante del progetto è il principio del Do It Yourself. Veniamo tutti da scene musicali “underground” e fare le cose per conto proprio è stato determinante per fabric. Dallo scrivere i pezzi al registrarli, arrangiarli e produrli. Anche nella grafica abbiamo voluto mantenere quello spirito: scarna, essenziale, senza sovrastutture. Il DIY per noi è prima di tutto un’estetica.
6. L’essenzialità
Tutte le canzoni sono nate da un unico principio: togliere anziché aggiungere. Crediamo che la forza di fabric stia negli arrangiamenti essenziali, nel modo di suonare di ogni singolo componente. Ciò che è in più, molto spesso non serve.
7. Il concetto di collettivo
Ci definiamo collettivo più che gruppo o band. Quando produciamo o suoniamo insieme, spariscono le individualità: c’è solo fabric, una voce unica. Non è una questione di ego, è una scelta precisa su come fare musica insieme. Quello di collettivo per noi è un concetto aperto: in futuro ci piacerebbe coinvolgere altri musicisti che condividano questa idea, allargare il cerchio senza perdere identità.

