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“Of Wood, Sea and Wind” è il nuovo album di Diego Ceo, in uscita per Mosho Dischi.
Classe 1999, producer e sound designer con radici in Puglia e un percorso che si muove tra il MAST Recording Studio di Bari e la University of the West of Scotland, Diego arriva a questo disco dopo anni attraversati nell’universo lo-fi / chill-beats: le sue strumentali hanno viaggiato tra playlist internazionali e collaborazioni, ma con questo progetto la direzione cambia. La voce entra stabilmente nel suo linguaggio e la scrittura si espone, rivelando una dimensione da songwriter finora rimasta in secondo piano.
Le sette tracce dell’album – interamente prodotto al Durbuy Music Studio, in Belgio, nel cuore della Vallonia – tengono insieme tutto quello che in questi anni ha attraversato il modo di scrivere, produrre e stare dentro le cose da parte di Diego. È un lavoro che si muove per stratificazioni emotive prima ancora che sonore. L’elettronica viene continuamente sporcata da chitarre e tensioni che richiamano l’universo emo. La produzione alterna glitch, chop vocali e texture granulari a pattern ritmici potenti, lasciando spazio a momenti più raccolti in cui emergono pianoforti dal timbro ovattato, insieme a silenzi e piccoli artefatti sonori. I brani respirano: pieni e vuoti, accelerazioni e sospensioni convivono senza mai sovraccaricarsi.
Le influenze affiorano senza mai prendersi la scena: si sentono le traiettorie più recenti di Bon Iver, certe sensibilità di Fred Again.., insieme a riferimenti più intimi e personali come Kikì, ma tutto viene filtrato da uno sguardo che resta coerente e riconoscibile.
Diego Ceo ci presenta, di seguito, attraverso 7 ispirazioni, il percorso di composizione che ha portato alla realizzazione di questo ambizioso “Of Wood, Sea and Wind”.
1. La mia amica Antonella e la sua storia.
A prescindere dalla loro tipologia, credo che i rapporti umani siano un motore essenziale per poter creare. Le persone possono ancora trasmettere e lasciare tanto ed è un vero peccato non assecondare questo tipo di scambio. Ho sempre creduto in questa dinamica e ancora una volta ‘Of Wood, Sea and Wind’ ne è stato la prova, perché il titolo del disco, così come il mood ed i testi sono tanto ispirati alle persone. In particolare, Antonella è stata un fattore importante, condividendo con me parte della sua storia, raccontandomi il periodo in cui è vissuta a Trieste, città in cui vento e mare sono caratteristici. La sua storia è principalmente racchiusa in ‘Tidale’, ma la verità è che il periodo trascorso in sua compagnia è stato determinante per la stesura di tanti altri brani all’interno dell’album.
2. L’archivio fotografico della mia famiglia
Da giovane, mio padre Domenico si è sempre dilettato nell’arte della fotografia. Negli anni, questa passione è stata accantonata, ma fortunatamente in casa sono rimaste migliaia di fotografie scattate e sviluppate durante gli anni, a partire circa dalla nascita di mia sorella. Periodicamente ci ritroviamo nel salone di casa per dare uno sguardo, tutti assieme, alle foto di famiglia che, anche solo per antonomasia, possono benissimo essere la rappresentazione fisica del ricordo. L’ultima volta che mi è capitato di dare un’occhiata a questo archivio ero alla ricerca di una veste grafica per il disco e alcune delle foto di mio padre, scattate in bianco e nero, mi hanno letteralmente folgorato. Così, una di queste è diventata artwork per ‘Of Wood, Sea and Wind’.
3. I paesaggi delle Dolomiti
Nonostante io provenga da un piccolo paese nella provincia di Bari, le Dolomiti sono sempre state la mia culla naturale. Sin da giovani, i miei genitori grazie all’influenza positiva di mio nonno Giacinto, hanno passato le loro estati tra il Veneto ed il Trentino, portandomici poi per la prima volta dopo soli 4 mesi dalla mia nascita. Credo che sia stato lì il vero luogo in cui io abbia avuto a che fare per davvero con le immagini che questo album vuole trasmettere, la sensazione ruvida del legno, la trasparenza dell’acqua e la schiettezza del vento. Le Dolomiti per me sono famiglia. E se questo album è costruito sui rapporti interpersonali, tutto non può che essere ricondotto alle montagne.
4. Il libro mai pubblicato del mio amico Pierpaolo
Più di otto anni fa, un mio caro amico di nome Pierpaolo mi fu molto accanto in un momento particolarmente difficile. Durante quel periodo, Pierpaolo era alle prese con la stesura del suo secondo romanzo, dopo la pubblicazione del precedente di qualche anno prima. Ricordo ancora quando mi consegnò una delle bozze che aveva stampato per poter far leggere quella nuova opera a poche persone. Purtroppo, quel libro non è stato più pubblicato, però ricordo ancora che nel leggerlo rimasi colpito da una frase che uno dei personaggi riferiva a un altro: ‘perché ciò che sei merita di essere raccontato’. Non ho più dimenticato quella frase e penso che ‘Of Wood Sea and Wind’ sia anche un modo per me di raccontare quelle storie, ma soprattutto quelle persone che, a mio avviso, meritano di essere raccontate.
5. Durbuy
Gran parte di questo disco è stata prodotta lontano da casa, precisamente in uno studio di registrazione poco fuori Durbuy, piccola cittadina immersa nel verde delle campagne Belghe. Quel luogo è stato di fondamentale importanza, perché credo per la prima volta di aver provato la sensazione di poter rallentare il tempo, tanto da poter far durare un semplice sguardo verso l’esterno anche ore e la stesura di un brano meno di un battito di ciglia. Il viaggio a Durbuy ha risvegliato in me la voglia di lanciarmi a capofitto nelle cose e soprattutto l’attitudine a prendere tutto ciò che posso da ogni esperienza che faccio. Anche in questo caso, il setting è stato determinante per la scelta del titolo dell’album, dato che i Durbuy Music Studios sono letteralmente immersi tra gli alberi, si affacciano su un fiume e l’aria è estremamente sincera.
6. Fred Again…
Benché ‘Of Wood, Sea and Wind’ abbia un carattere mutevole per quanto riguarda il genere musicale, il modo di raccontare sé stessi è stato particolarmente influenzato dal modo in cui ho sempre interpretato lo stile descrittivo di Fred Gibson. La scelta e la lavorazione dei campioni non è solo limitata ad una velleità stilistica, ma possiede sempre una sfumatura prettamente biografica, che solo l’autore del brano può comprendere fino in fondo. Questo è ciò che mi ha sempre più affascinato delle produzioni di Fred Again.. e che ho provato a reinterpretare all’interno del mio mondo musicale.
7. La Terza Stagione di ‘The Bear’
In molti contesti, la musica è stata paragonata alla cucina. Il modo di miscelare gli ingredienti, il concetto da voler trasmettere alla base di tutto, il momento dedicato alla contemplazione della degustazione / ascolto. Il grado di cura, ma allo stesso tempo di totale confusione che ho ritrovato nel personaggio di Carmy Berzatto è un tipo di dicotomia che vedo molto coerente con il Diego nel momento della stesura del disco. In più, ciliegina sulla torta che chiude il cerchio, durante l’ultima sera prima di lasciare il Belgio e tornare in Italia, guardando una puntata della terza stagione, uno dei personaggi intrattiene un discorso riferito al ‘preoccuparsi e al tenere alle persone’. Proprio quel discorso è stato l’input che ha dato il via alla stesura di ‘Worried’, in cui il discorso citato è stato effettivamente campionato ed inserito.

